Home Filmcronache HEY, JOE (Claudio Giovannesi)
Il ritorno del Padre

Francesco Crispino

28 Novembre 2024

HEY, JOE (Claudio Giovannesi)
Il ritorno del Padre

Filmcronache

Francesco Crispino sul nuovo film di Claudio Giovannesi, qui sotto la videorecensione:

YouTube player

C’è continuità e discontinuità nel quinto lungometraggio di Claudio Giovannesi, che arriva a distanza di cinque anni dal lavoro precedente con il quale si era imposto a livello internazionale. Tra fattori di discontinuità rappresenta una novità, che evidenzia anche una maggiore ambizione discorsiva, il fatto che sia il suo primo film in costume, in quanto la vicenda è ambientata all’inizio degli anni ’70 dopo il prologo collocato alla fine degli anni ‘40. Tra fattori di continuità ci sono invece i temi che informano la filmografia dell’autore fin dagli esordi e che qui ben si amalgamano: a cominciare dall’interesse nei confronti del mondo giovanile — che lo sguardo di Giovannesi ha sempre raccontato con rara sensibilità; e proseguendo con il conflitto con il mondo degli adulti, e in particolare quello dei genitori (tema peraltro già centrale nel lungometraggio d’esordio). E finendo con incorniciarli in un territorio che rappresenta il nuovo centro d’interesse di un’opera in continua evoluzione, tale da rendere Hey Joe una sorta di secondo capitolo su Napoli e le sue enormi contraddizioni.

Tutti aspetti importanti nella collocazione all’interno della filmografia, così come altrettanto importanti – come sempre d’altronde nel cinema del regista de La paranza dei bambini – sono i riferimenti letterari che costituiscono il nucleo ispirativo, qui presenti sia nei romanzi esplicitamente citati dallo stesso Giovannesi (The gallery di Norman Lewis, Naples ’44 di John Burns e La pelle di Curzio Malaparte), sia in quelli indiretti che gravano con maggiore o minore evidenza sulla narrazione — quelli di Raffaele La Capria e di Ermanno Rea in particolare. Tuttavia dietro alla vicenda di Hey Joe, leggenda metropolitana fuoriuscita direttamente dai vicoli dei Quartieri spagnoli, e di cui fu protagonista un ex-militare americano che scelse di tornare a Napoli dopo oltre vent’anni per conoscere il figlio di cui non immaginava nemmeno l’esistenza, si cela un ben più articolato discorso sull’Identità. E che da Napoli, territorio emblematico poiché è quello che ha maggiormente sofferto l’occupazione statunitense postbellica, sconfina in zone più ampie, per irradiarsi a tutti quei territori dove figli cresciuti senza padri sono costretti a fare i conti con la loro assenza.

Guarda anche:

LA PARANZA DEI BAMBINI (Claudio Giovannesi)

NOSTALGIA (Mario Martone)

 

0 commenti

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE