Dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti radicali della sinistra nazionalista basca come simpatizzante dell’organizzazione terroristica Eta, una giovane agente della Polizia nazionale, Mónica, che ha tagliato ogni legame con la propria famiglia, viene finalmente contattata: deve ospitare nel suo appartamento due membri dell’Eta che hanno l’obiettivo di preparare diversi attentati. Con il nome fittizio di Arantxa, mentre convive con due uomini che, se dovessero sospettare di lei, non esiterebbero a ucciderla, deve informare scrupolosamente i suoi superiori. L’obiettivo è smantellare il “Comando Donosti” in un momento cruciale, quando la banda dichiara pubblicamente una falsa tregua…
Basato sulla storia di Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo utilizzato da una vera poliziotta inseritasi per otto anni negli ingranaggi deviati dell’Eta, vincitore nel 2025 del Premio Goya per il miglior film e del riconoscimento alla migliore attrice, L’infiltrata ripercorre la storia di una coraggiosa ventiduenne (l’unica donna, nella realtà, a convivere con il gruppo terroristico) che ha sacrificato la propria vita per salvare quella degli altri. Ispirato, dunque, a fatti reali, il film diretto (e co-sceneggiato) da Arantxa Echevarria esplora territori e contesti ben noti alla regista di Bilbao, andando oltre la semplice restituzione cinematografica di una sanguinosa pagina di storia spagnola per comporre, più in profondità, un ritratto femminile sfaccettato e lacerante. “Un viaggio personale ed emotivo nei Paesi Baschi della mia infanzia, nel dolore, nei ricordi, nel tentativo di comprendere l’insensatezza”, come dichiarato da Echevarria. Ed è proprio questa aderenza personale a fatti, vicende e atmosfere, osservate tempo addietro in prima persona, a spingere il film nella direzione di un’esplorazione esistenziale e psicologica, prima ancora di indirizzarlo ad una cronaca sintetica di quei dolenti anni a San Sebastian, riportati sul grande schermo anche grazie alle testimonianze dirette dei testimoni di allora, negli anni Novanta.
Sotto l’involucro del thriller poliziesco, serrato, claustrofobico e psicopatico, il cuore pulsante del film, sul piano attoriale, risiede nell’interpretazione vibrante di Carolina Yuste nei panni di Arantxa. Le tensioni continue a cui è sottoposta la finta attivista, cercando di restare concentrata sulla propria indagine, la paura di essere smascherata da un momento all’altro dai componenti della banda armata, la rabbia trattenuta per gli omicidi efferati in strada o nei locali, le urla soffocate nella vasca da bagno, la necessità di passare inosservata attraverso la finta cooperazione: sussulti impetuosi che in Arantxa/Mònica ribolliscono alternativamente l’uno all’altro, e che noi spettatori cogliamo riflessi nei suoi occhi, immedesimandoci nel suo sguardo controllato ma inquieto, nella sua solitudine muta, nel suo smarrimento identitario. Una stratificazione emotiva ed espressiva di ampia portata che Carolina Yuste restituisce con straordinaria efficacia, misurata nei gesti e nei pensieri, nel suo ruolo di ‘sentinella della legalità’, eppure scossa e dilaniata nel suo intimo di poliziotta e di donna. Ma in un film dal doppio protagonismo femminile, registico oltre che attoriale, una parte consistente del mantenimento di tale ‘temperatura interna’ si trova nel contrappunto offerto dalla solidissima presenza scenica di Luis Tosar nel ruolo di Ángel, “El Inhumano”, il superiore di Arantxa: dal suo volto contratto, dal suo rapporto con la giovane agente, regolato da obblighi professionali ma, carsicamente, invaso da un’ondata di sensibilità umana, emergono doveri assoluti e, al contempo, speranze recondite.
Quasi tutto ciò che accade nel film, assicura Echevarria, è accaduto nella vita reale. Ma ciò che più conta, ne L’infiltrata, non è tanto la memoria condivisa quanto, piuttosto, la scissione tra sé e sé di una ragazza imbavagliata in un perimetro privato alterato e contraffatto, un pericoloso campo minato alimentato dalla stessa dissociazione che l’agente sotto copertura ha accettato si manifestasse a partire dalla sua adesione al progetto investigativo. E’ questa consapevole ma straniante ‘invisibilità’, questa logorante sottrazione dei propri ‘codici genetici’ la forza motrice del film. Un film sullo ‘slittamento individuale’, sul perdersi necessariamente per potersi, forse, ritrovare.
Regia: Arantxa Echevarria
Interpreti: Carolina Yuste, Luis Tosar, Iñigo Gastesi, Diego Anido
Nazionalità: Spagna, 2025
Durata 118’
