Venezia 82 Primo piano Venezia

AGNUS DEI, recensione del film di Massimiliano Camaiti
La spiritualità del gesto quotidiano - VENEZIA 82

Agnus dei film

Dietro ogni film nato da Biennale College Cinema c’è la sfida di trasformare un’idea in un lungometraggio compiuto con mezzi limitati, ma con una visione libera. È in questo laboratorio d’eccellenza per talenti che prende forma Agnus Dei, ora approdato nelle sale dopo un lungo percorso festivaliero.

Presentato all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il documentario di Massimiliano Camaiti nasce da un’intuizione scaturita da un incontro fortuito: il regista vede portare due agnellini adornati nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere, a Roma, e ne resta incuriosito. Si tratta di un’antica tradizione, poco nota, che si rinnova ogni anno il 21 gennaio, festa di sant’Agnese. In questa occasione vengono benedetti due agnelli, la cui lana sarà poi utilizzata per confezionare i palli, particolari fasce liturgiche che il Papa consegna agli arcivescovi metropoliti il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo.

Il lavoro di Camaiti, partendo da questa tradizione, segue i due agnelli all’interno del monastero in Trastevere, dove sono affidati alle cure delle monache che li accudiscono e allevano fino alla loro tosatura in primavera.

La macchina da presa entra così negli spazi della clausura, colti nel loro essere luoghi sospesi: fuori e, allo stesso tempo, immersi nel rumore quotidiano della metropoli. Spazi che sembrano prima di tutto celebrare il rito della quotidianità e un tempo umano che scorre a una velocità così naturale da apparire ormai inattuale.

Un ritmo che persiste e domina gli eventi anche quando ciò che accade fuori dalle mura del monastero sembra poter scuotere animi e azioni, come la morte di Papa Francesco, che avviene mentre i gesti quotidiani – consapevoli, semplici e saggi – non vengono interrotti né alterati. I piccoli e grandi lavori, il cucito, la preghiera, la cucina e le attività domestiche si alternano come in un lento rituale umano ed esistenziale, appena increspato dalla presenza dei due agnelli che si aggirano, sgambettando, negli spazi del chiostro e dei corridoi, con curiosità e senza timore.

Camaiti riprende con garbo, portando nelle immagini la stessa curiosità che lo aveva colto nel suo primo, fortuito incontro con questa tradizione. Il suo sguardo è quello di chi osserva con stupore e interesse ciò che accade dentro mura che, nell’immaginario collettivo, appaiono impenetrabili.

Il documentario, diversamente da opere che la memoria richiama immediatamente (Il grande silenzio di Philip Gröning, per fare un esempio), sceglie di non soffermarsi sul misticismo del luogo e delle azioni. Quella raccontata è una spiritualità del “come”, fatta di piccole cose e di cura del gesto. Tutto si colloca su un piano di umanità sospeso tra familiarità e straniamento.

Portato in sala da Kinèa Distribuzioni, il film è adatto sia alla programmazione ordinaria sia, e forse soprattutto, a momenti di approfondimento e condivisione. 

In questa dimensione raccolta e silenziosa, Agnus Dei invita lo spettatore a fermarsi, a osservare e a interrogarsi su un tempo e su gesti che custodiscono un senso profondo del sacro. Un film che invita a rallentare e che, proprio in questo, trova la sua ragione più autentica.

Potete seguire ACEC anche su Facebook e Instagram

Scrivi un commento...

Sull'autore

Stefano Ruggeri