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BURNING CANE (Phillip Youmans)

Burning Cane, premiato con il Founder’s Award al Tribeca Film Festival, è scritto, diretto e girato dall’afroamericano Phillip Youmans, il piú giovane regista ad aver mai partecipato a questo Festival. Youmans ha realizzato il suo primo lungometraggio durante l’ultimo anno di liceo, a soli 17 anni, attraverso un’operazione di crowfunding e grazie alla produzione esecutiva di Benh Zeitlin, regista di Re della terra selvaggia.

La giovanissima etá del regista è certamente un aspetto da tenere in considerazione, dal momento che l’opera presenta significative incertezze nella struttura narrativa. Tuttavia, il coraggio estetico non manca, e nemmeno l’intuizione di dare forma cinematografica a temi profondamente etici.

Ad ispirare il film sono state alcune esperienze vissute da Youmans stesso e dalla madre, dopo essere entrati in contatto con il modo di vivere la fede da parte di alcune comunità afroamericane.

Burning Cane é un crudo e malinconico spaccato di vita che vede protagonisti tre personaggi di una comunitá isolata della Louisiana: Helen, una donna afflitta per il suo cane che non guarisce dalla scabbia; suo figlio Daniel, alle prese con seri problemi di alcolismo e con la perdita del lavoro; il reverendo Tillmann, anche lui attaccato alla bottiglia, in piena crisi di fede.

Le parole colme di speranza e amore recitate dal pastore durante le celebrazioni non trovano alcun riscontro nella vita fuori dalla chiesa. Rimangono vere e proprie prediche fine a se stesse. Netto è il contrasto tra i gioiosi canti gospel e il silenzio che abita le vite dei protagonisti: i dialoghi sono rari e, il piú delle volte, intrisi di violenza e dolore.

I tre personaggi sono e rimangono tormentati, senza possibilità di redenzione su questa terra. Helen prova a salvare gli altri due, ma finisce per sprofondare nella solitudine. Le preghiere possono solo accompagnarla ad incontrare Dio in un’altra vita.

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Marta Meneguzzo

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