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Getting Naked: A Burlesque Story (James Lester)

A Burlesque Story

C’è spazio anche per il burlesque a Venezia74, con il documentario di James Lester presentato in anteprima mondiale all’interno della rassegna delle “Giornate degli autori”. Seguendo le vite di alcune performer della scena newyorkese, il regista cerca di rivelare cosa convince una donna a salire sul palcoscenico di un locale – spesso dopo il proprio lavoro – e intrattenere uno spettacolo osè.

Di una forma d’arte si tratta, raccontano le protagoniste, e non di mero spogliarello: da sempre senza dubbio “burlesque” è infatti sinonimo di femminilità, seduzione e nudità, ma al contempo di espressione, satira, commedia, parodia, autoironia.

Ecco dunque che arrivano ad esibirsi all’interno di importanti eventi donne formose o in evidente sovrappeso, che nelle loro performance – spiega il docufilm – non esprimono altro che lo “specchio della società”.

Capita che vengano in contatto con tale esperienza anche persone timide, come una delle sorelle Schlep (tra le protagoniste del documentario) che tra l’altro soffre di una forma importante di artrite. Perché il burlesque non richiede perfezione del corpo tantomeno rigidi canoni di bellezza, ma è un’occasione per divenire protagonisti, per scoprire la propria identità in una città difficile da abitare come New York.

Proprio la metropoli americana – nell’opera di Lester – non è solo lo sfondo o il contesto della narrazione: è il mondo con cui fare i conti giornalmente, pieno di provocazioni, contraddizioni, scandali, eccessi. E se anche il burlesque a New York è diventato ormai mainstream, continua a rimanere – come afferma con grande ironia un’artista intervistata nel film – il “fondo del fondo dell’intrattenimento”.

Di nuovo: perché dunque esibirsi con il burlesque senza ottenere fama e fortuna? Perché, secondo il regista, con questa prova di coraggio si trova “qualcosa che non potrebbe mai rinvenire in nessun altro luogo del mondo”…

 

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Marta Meneguzzo