Nella profonda provincia del Nord-est, al confine italo-sloveno, due fratelli sopravvivono nel freddo glaciale del periodo natalizio. Sono praticamente orfani: senza padre e con una madre affetta da demenza. In particolare Petra si adopera con lavoretti per mantenere sé e il fratello più giovane Jure, cogliendo ogni occasione propizia che possa permetter loro di lasciare il paese. Finché qualcosa sembra poter cambiare i loro destini…
Sono passati tredici anni da Zoran, il mio nipote scemo eppure quegli sgangherati e adorabili personaggi del confine italo-sloveno sono rimasti impressi nella memoria. Era dunque atteso il secondo lungometraggio di Matteo Oleotto dopo il felice esordio vincitore del pubblico alla Settimana Internazionale della Critica 2013. Con L’ultimo schiaffo il regista goriziano non abbandona la sua cifra territoriale e stilistica ma anzi, inserisce in questa nuova “ballata di provincia” l’intreccio di una commedia nera, perfetta antitesi cromatica all’abbacinante chiarore della neve. Perché il film, presentato all’ultima edizione di Alice nella Città dove la giovane rivelazione Adalgisa Manfrida si è aggiudicata ben due premi, è ambientato nel periodo natalizio in un villaggio montano minerario del Friuli, laddove il gelo invernale non si fa mai attendere. Protagonisti assoluti sono appunto Petra (Manfrida) e Jure (Massimiliano Motta) devoti agli espedienti attendendo l’occasione giusta per andarsene. Quando questa sembra presentarsi qualcosa va storto, e il rimedio ha costi altissimi. Commedia pura e tratti di tragedia dettano il tono di questo lavoro co-sceneggiato da Oleotto con Piciarelli e De Mola, capace di far penetrare gli spettatori nelle emozioni di una comunità ai bordi della società e della coscienza eppure così palpabili di verità. Ciascuno porta con sé un sogno per cui vale la pena lottare, o semplicemente approfittare della situazione propizia per “facilitarne” la realizzazione come è giusto che sia. Con rara sensibilità, vicina allo sguardo territorialmente limitrofo di Francesco Sossai (il recente e magnifico Le città di pianura), Oleotto fa parlare i silenzi attraverso i volti, i corpi, i gesti dei suoi personaggi che rabbrividiscono al freddo ma (si) scaldano con meravigliosa umanità.
Regia: Matteo Oleotto
Cast: Adalgisa Manfrida, Massimiliano Motta, Giuseppe Battiston, Rossana Mortara
Italia 2025
Durata: 101′
