Dopo La grazia, con don Elio Girotto, torniamo a conversare di film in qualche modo “scomodi” e quindi estremamente interessanti a livello dialogico. Presentato al Festival di Cannes e di Torino Pillion fa rima con un vietato 18, subcultura bikers gay, relazione BDSM… mettici pure un paio di scene sufficientemente sopra le righe e il film nato come adattamento cinematografico del romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones sembra già fuori dal nostro radar di SdC. Sarà vero? Ce lo chiediamo tra adulti!
Prevedello Vietato ai minori di 18, quindi non ci interessa a priori? Il rischio è che lo spiccato divieto ci impedisca di occuparci di un film che ha un suo valore. Al netto di qualche scena più pruriginosa o per certi versi definibile schiettamente scabrosa, per me Pillion opera prima di Harry Lighton ha molti meriti nell’ambito delle relazioni e del nostro modo di impostarle. Non trovi?
Girotto Nella sua complessità e nel suo complesso Pillion dice moltissimo sulle dinamiche relazionali. Certo le porta all’estremo, ma questo eccesso mi sembra possa aiutarci a guardare di riflesso ad alcuni nostri atteggiamenti, alle maschere che indossiamo e al personaggio che interpretiamo tutta la vita, anche se siamo altro o potremmo essere tutt’altro.
Prevedello Lighton è anche sceneggiatore e ha gestito benissimo il posizionamento iniziale di questi due funzionamenti identitari e infatti fai bene a parlare di personaggi perché ciascuno dei due, Ray e Collin, agisce il proprio: si presentano letteralmente con questo modello e non con il nome che verrà solo dopo il primo atto erotico totalmente spersonalizzato, ma al contempo non subito e nemmeno imposto con violenza. Sicuramente riconosciamo uno che pretende e uno a disposizione che esegue. Questa dinamica dice già tutto quello che poi verrà svolto nella routine della relazione nella prima metà del film.
Girotto È interessante come ci venga raccontata la situazione di Colin, la vita umbratile a casa degli anziani genitori, moderni (tanto da organizzare gli appuntamenti gay al figlio), ma iper apprensivi e come non venga nemmeno menzionata quella di Ray che sembra comparire dal nulla. Se la famiglia di Colin può avere tutti i difetti possibili è comunque famiglia, c’è del calore. Ray sembra venire da un altro pianeta. La passione per le moto è pur sempre una passione per un pezzo di ferro che lui si ostina a lucidare e pulire ad orari antelucani. Si tratta quasi di un racconto di formazione, più che in divenire è collocato nel passato e che ha forgiato i nostri due protagonisti e il loro carattere. Se di Colin sappiamo tutto, ci si pone subito la domanda su chi sia Ray.
Prevedello Sì, Colin è radicato in una comunità di relazioni prima di tutto domestica e ha sviluppato proprio in essa uno stile obbediente, servile, docile, disciplinato e appunto, per tornare anche all’erotismo e alla dinamica affettiva, sottomesso. Colin non ha altre competenze o altri funzionamenti (Ray lo annusa) e il legame con la madre, e la sua successiva scomparsa, mette a nudo l’origine di questo modello di identità. In famiglia l’omosessualità di Colin è riconosciuta e accolta, contrariamente a tanti altri film dove questo aspetto spesso è un nodo irrisolto e doloroso.
Ciò che risalta, invece, di questa famiglia nella sua gravosa complessità è il guinzaglio materno che il figlio ha imparato a portare e che con Ray diventerà icona oggettiva di questo “patto”. Il discorso filmico non è indirizzato sul fatto se è giusto o sbagliato essere sottomessi o sottomettere, se è male o bene, se è abuso o meno visto che qui tra Ray e Colin nessuno impone nulla, ma la qualità delle relazioni apprese prima di questo incontro. E se per Colin possiamo, come dici tu, provare a capire da dove viene la sua postura, di Ray possiamo invece solo osservare il suo passaggio da meteorite e le conseguenze. Il resto di questo monumentale uomo alfa, uno straordinario Alexander Skarsgård, rimane fuori dal quadro. Di Colin sappiamo che nemmeno da vigile si fa troppe domande sul senso delle sue azioni perché è stato abituato ad eseguire gli ordini. Però… qualcosa scricchiola nella sua indole e il film ingrana la sesta marcia.
Girotto Forse è proprio la scomparsa della madre a smuovere qualcosa in Colin. Il film mi è piaciuto ma mi ha anche disturbato e mi sono chiesto cosa mi abbia turbato. Non sono state le scene diciamo “spinte” e nemmeno la questione su ciò che per molti si potrebbe considerare come “sbagliato”, quanto piuttosto l’aria che si respira fino al passaggio interiore, ma anche fattivo, che avviene in Colin. Il gioco della sottomissione era sfuggito di mano ad entrambi, non era più ludico, ma aveva sconfinato nella vita di tutti i giorni diventando sopraffazione e dominio. E non nella forma del gioco di ruolo ma perpetuo e di una freddezza insopportabile. Colin chiede una pausa e questo fa scattare in Ray, dopo un primo rifiuto, un si che risulterà fatale nel loro rapporto.
Forse una figura da recuperare resta la mamma di Colin. Pur con la sua ansia e apprensione sembra essere la prima ad accorgersi che c’è qualcosa di dissonate nel rapporto tra il figlio e il motociclista – maschio – alfa. È lei a porre finalmente la domanda a Ray: chi sei? Da dove vieni? Domanda pericolosa per chi ha un passato da nascondere o comunque da dimenticare. Se il passato e nero e sporco, il presente deve essere bianco e immacolato: la moto pulita a specchio, la casa algida, impersonale, senza nessun oggetto o altro che possa ricondurre ad un ricordo. Se il passato è stato di dominio, ora sono io a comandare…
Prevedello La madre è vigile. Desidera andare in pace. Alla fine quello che conta è sapere in quali braccia lasci il figlio che hai cullato. E forse c’è proprio l’idea che il bambino non sia ancora uomo e vada tutelato. Colin sfugge a questo schema e azzarda un salto in alto in tutti i sensi: dallo zerbino ai piani alti della camera, dal servizio al giorno di riposo, dal cuoco alla mano scottata, dal pillion alla corsa nel prato, dalla fellatio al bacio. Si gioca il tutto per tutto. Ci prova, sente di averne le capacità. La svolta del film è scritta bene e diretta meglio avendo il coraggio di un finale che effettivamente poteva essere tra quelli possibili. Amare rimane rischio e pericolo, ma necessario e grazie a Lighton di avercelo ricordato. Il resto, per citare Hamnet, è silenzio.
Girotto Mi piace ricordare la faccia stupita e poi sconvolta e piena di paura di Ray dopo il bacio, forse il suo unico bacio. La tenerezza può far paura se non la si è mai vissuta, se non ce la si è mai concessa, può portare a scelte senza ritorno. Colin invece mette dei punti fermi: lui è così e non può cambiare. E ce lo si augura davvero alla fine del film, credendo che il nostro cantore potrà scoprire che il suo desiderio più profondo è, come sempre e come per tutti, quello di sentirsi amato.
Prevedello Nell’inversione delle posizioni, anche letteralmente, e in maniera totalmente imprevista Ray sfiora la felicità ma talvolta è l’amore, più che le scene tanto discusse, che può risultare scabroso a chi non l’ha messo in conto. Povero Ray, di nuovo con un collare da infilare? Andate al cinema…
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