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TONYA (Craig Gillespie)
Risate e lacrime. L'esplosivo ritratto di una pattinatrice controversa e "poco convenzionale"

TONYA

Fin da bambina Tonya Harding viene allenata duramente al pattinaggio artistico su ghiaccio con il chiaro obiettivo di farne una campionessa. Questa, almeno, è l’intenzione della madre, glaciale quanto la superficie dove la piccola volteggia, animata dall’unica volontà di vedere la figliola diventare la numero uno e trionfare nel mondo. Dotata di talento e qualità agonistiche indiscusse, la ragazza cresce piena di contraddizioni e finisce in un vicolo cieco vittima di un marito che la coinvolge nei noti fatti di cronaca per cui – purtroppo – l’ex campionessa olimpionica è diventata famosa. 

Cosa dirà la gente di me? Che sono una persona vera”. Tonya Harding non si è mai nascosta, anche quando il destino le remava contro e il mondo la insultava. Raccogliere l’eredità di un controverso personaggio americano e farne un biopic così squisitamente pungente e “politicamente scorretto” non era un’impresa facile. Ma nelle mani e nello sguardo “non convenzionali” dell’australiano Craig Gillespie (apprezzato nel delizioso Lars e una ragazza tutta sua, 2007) il prodigio prende forma, grazie anche e soprattutto alla solida sceneggiatura consegnatagli da Steven Rogers e all’interpretazione della connazionale Margot Robbie, perfettamente a proprio agio nei panni dell’ex campionessa. Tonya, già Io, Tonya nel frontale titolo originale a suggerire la narrazione in prima persona che accompagna i flashback nel tempo, è di fatto una delle più sorprendenti commedie drammatiche concepite e realizzate negli States, almeno negli ultimi due anni. Costruito sul tono brillante di una regia sapiente cadenzata su ritmi imprevedibili, il film riesce a intercettare e restituire il carattere complesso del vero personaggio oggetto del racconto, senza mai (s)cadere nell’eccesso, ma anche di un Paese feroce e capriccioso, quell’America degli anni ’80 privata di ideologie e ormai piegata sulla propria vocazione mercantile. Lontano dall’essere una santa, ma anzi appesantita dalla classica “infanzia difficile” con madre monstre (interpreta dalla splendida Janney, Oscar da non protagonista), la Harding resta tuttora fra le poche atlete ad aver eseguito il “triplo axel”, un acrobatico esercizio grazie al quale divenne per un periodo breve della carriera la migliore al mondo. Il problema è che non seppe “tenere” il passo del proprio talento e si lasciò andare nelle mani sbagliate e ingannevoli di chi la circondava, e il suo pubblico non la perdonò.

Il testo biografico si avvale di un’energia esplosiva, assai coerente a quella emanata da Tonya, sia quella vera (incontrata, consultata) sia il suo simulacro. Battute al vetriolo, adrenaliniche sequenze di pattinaggio, ma soprattutto scene di un’America che – appunto – non perdona chi può essere un eroe ma si lascia sfuggire la magica occasione. Tonya, infatti, è anche e soprattutto un film sul Sogno ferito, sull’incantesimo spezzato, sulla caduta degli dei che – guarda caso – si scopre essere semplicemente umani.

 

TONYA
Regia: Craig Gillespie
Con Margot Robbie, Allison Janney, Sebastian Stan.
USA 2017
Durata: 121’

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti

Milanese, giornalista e critico cinematografico, collabora con Il Fatto Quotidiano, Vivilcinema e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha continuato gli studi in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 è stata selezionatrice della Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” (seleziona per il concorso del festival Sguardi Altrove) e di cinema & cultura dalla Gran Bretagna.