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5 È IL NUMERO PERFETTO (Igort)

Toni Servillo interpreta Peppino Lo Cicero, un sicario della Camorra ormai in pensione. Carlo Buccirosso è Totò ‘O Macellaio, amico e collega di una vita intera. Valeria Golino è Rita ‘a maestrina, la fiamma di un tempo del killer. Questo il cast scelto dal noto fumettista Igor Tuveri – in arte Igort – per la trasposizione cinematografica della sua graphic novel del 2002 che porta l’omonimo titolo del film, 5 è il numero perfetto.
Ambientato in una Napoli insolita dei primi anni Settanta, piovosa, deserta e malinconica, il film racconta le vicende del vedovo Peppino, che dopo una vita di “fatiche” lavorative ora si prende amorevolmente cura del figlio Nino, guappo camorrista pure lui. In casa Lo Cicero quello del criminale è un mestiere tramandato di padre in figlio, come tanti altri.
Una sera accade la tragedia: Nino esce per una missione ma viene assassinato. Peppino decide allora di mettersi sulle tracce dell’autore e vendicare la morte dell’amato figlio. Dopo una vita da semplice e modesto “gregario”, riprende in mano le pistole e stavolta si mette “in proprio”, ancora una volta a fianco di Totò.
Pur con le loro debolezze e fragilità, i due amici non temono la morte e arrivano a sfidare i loro boss di un tempo, sostenuti dalla complicità della bella Rita ancora innamorata di Peppino.
Alla sua prima avventura dietro la macchina da presa, Igort dà vita ad un noir tutto italiano che si avvale della magistrale interpretazione di Servillo – magistralmente aderente al suo personaggio – ma anche di originali scelte registiche e fotografiche (merita una menzione il prezioso contributo di Nicolai Brüel, che aveva curato la fotografia per Dogman di Matteo Garrone).
Le sparatorie coreografiche, i ricercati giochi di ombre e luci, le musiche avvincenti di un gangster movie e forse più di tutto la temperatura emotiva dei personaggi consentono allo spettatore un coinvolgimento ritmato, che a poco a poco si trasforma in vera e propria empatia nei confronti del criminale protagonista.
Non da ultimo, l’anima del film si rivela decisamente drammatica: in fondo, è anche la storia di un uomo che perde gli affetti e che si scopre tradito. Inevitabile la questione morale: è lecito per lo spettatore anche soffrire con lui dopo una vita di crimini?

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Marta Meneguzzo