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E.1027 – EILEEN GRAY E LA CASA SUL MARE (Beatrice Minger e Christoph Schaub)
Lo spazio aperto

Nel 1929 la designer irlandese Eileen Gray realizza in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale. La sua prima casa, battezzata E.1027, nasce dall’intreccio delle sue iniziali con quelle di Jean Badovici, fondatore della rivista “L’Architecture vivante”, con cui progetta l’abitazione. Quando Le Corbusier scopre la villa, ne rimane affascinato fino all’ossessione: dipinge murali sulle pareti senza permesso e ne pubblica le immagini. Gray definisce quei gesti un atto di vandalismo e chiede che vengano rimossi. Lui ignora la richiesta e costruisce il suo Cabanon proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza sul luogo fino ad oggi…

Un film ibrido, a metà strada fra documentario, opera di finzione, rappresentazione teatrale e videoinstallazione, che adotta come forma espressiva i fondamenti stessi della concezione artistica di Eileen Gray, pioniera del modernismo, scomparsa nel 1976 a 98 anni. Nessuna intervista, nessun esperto a rievocarne la figura, nessun tratteggio rigidamente biografico. Piuttosto, seguendo un approccio radicale nella stesura della sceneggiatura e nella realizzazione del film, un flusso di pensieri ad alta voce, la ricostruzione di dialoghi testimoniati da fonti accreditate e consultate con cura certosina, un patchwork di istanze architettoniche che riecheggiano in uno spazio cinematografico astratto e dilatato. Ad emergere, in E.1027, in cui convivono immagini d’archivio, scenografie minimaliste e voci fuori campo, sono più le domande che le risposte. Come se, al di là di una continua rimessa in discussione di punti di vista differenti (quelli di tre menti effervescenti: oltre alla protagonista e Le Corbusier, anche il franco-rumeno Jean Badovici), la Gray, in un immaginario confronto con se stessa, si interrogasse sul suo passato nell’atto stesso della sua rievocazione. Un esercizio stilistico affascinante, ma un po’ freddo e cerebrale, non privo di slanci appassionati, nella sottolineatura di una vocazione alla raffinata, personale ricerca, ma, per così dire, ‘sterilizzato’ dalla medesima attitudine a quello studio d’insieme e alla cura dei dettagli che ha caratterizzato la visione artistica della longeva, visionaria designer irlandese.

In un campo, quello dell’architettura, dominato dagli uomini, la presenza della Gray, con la progettazione e costruzione della casa sugli scogli a Roquebrune-Cap-Martin, corrispose ad una violazione inattesa, al superamento di un limite all’epoca giudicato invalicabile. E.1027, in questo senso, è la descrizione di questa ‘intrusione’ e lo stop frame di un contrasto irrisolto, laddove una sensibilità femminile libera, talentuosa e anticonformista dovette fare i conti con il desiderio di controllo e il senso del possesso maschile, condensato nel nome di punta di tutto l’establishment, Le Corbusier. A dividerli, il principio soggiacente l’arte stessa del costruire edifici: non la sottomissione di ogni ispirazione alla sola, mera funzionalità abitativa, bensì l’idea di uno spazio aperto in cui, sotto l’unica guida dalle emozioni, trovare la propria dimensione di vita.

Regia: Beatrice Minger e Christoph Schaub

Interpreti: Natalie Radmall-Quirke, Axel Moustache, Charles Morillon

Nazionalità: Svizzera, 2024

Durata 89’

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Sull'autore

Paolo Perrone

Giornalista professionista, critico cinematografico, curatore di rassegne e consulente alla programmazione, è direttore responsabile della rivista Filmcronache e autore di numerosi saggi sul cinema. Per Le Mani ha scritto Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica.

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