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Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina
Il cinema di tre continenti nella trentesima edizione dell'iniziativa COE

Per il festival cinematografico più aperto al mondo, l’obbligo di restare confinato fuori dalle sale cinematografiche poteva essere una tragedia. E invece la pandemia è stata per il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina – FESCAAAL un’occasione per rinnovarsi e sperimentare una confezione insolita: quella del web.

La trentesima edizione arriva online dopo avere saltato un anno, il 2020, a causa della pandemia. L’organizzazione ha deciso di appoggiarsi alla piattaforma Mymovies.it per proporre al pubblico i propri titoli: film provenienti da tutto il mondo e divisi in tre sezioni. La prima è il concorso lungometraggi Finestre sul Mondo fatta di anteprime nazionali. Il Concorso Cortometraggi Africani è invece dedicato alla forma breve, e dà voce ai giovani registi e registe di un continente in grande fermento cinematografico. Il Concorso Extr’A, infine, presenta opere di autori residenti in Italia, ma girate all’estero.

Il festival, organizzato dal COE (Centro Orientamento Educativo) è in corso dal 20 al 28 marzo con un buon riscontro di pubblico. La nuova veste immateriale non ha infatti “smaterializzato” la missione che ha guidato in questi anni la scelta dei film e degli eventi. L’obiettivo è infatti sempre quello di promuovere la conoscenza delle cinematografie dei tre continenti per contribuire ad accrescere la diversità culturale dell’offerta cinematografica in Italia, come fattore di sviluppo e fonte di scambio interculturale, innovazione e creatività.

Viene riservato un grande spazio anche al cinema al femminile grazie alla sezione speciale Donne sull’orlo di cambiare il mondo. Tavole rotonde e film realizzati da registe provenienti dall’Africa, Asia e America Latina. Voci nuove e potenti, in grado non solo di proporre un rinnovamento artistico, ma anche uno sguardo nuovo sul presente.

Il FESCAAAL non è solo cinema, ma anche incontri e tavole rotonde con ospiti internazionali. Il festival ospiterà anche il quarto appuntamento con l’evento, realizzato in collaborazione con Fondazione EDU, AfricaTalks dal titolo: Cityscapes: le trasformazioni dell’Africa urbana.

In parallelo a queste giornate si svolgerà anche il MiWorld Young Film Festival (dal 15 al 28 marzo), dedicato specificamente alle scuole e ai più giovani per favorire la conoscenza attraverso il cinema di culture e popoli spesso considerati lontani.

In un panorama cinematografico spesso polarizzato dalla produzione europea e soprattutto statunitense, il FESCAAAL rappresenta un contenitore di sicuro interesse e di grande affinità rispetto alla vocazione ACEC. I titoli che è possibile vedere, vanno a pescare dal meglio della scena culturale dei tre continenti. Sono film che non lasciano indifferenti. In primo luogo per la loro distanza agli stili e ai generi a cui siamo abituati. Poi per la fresca poetica, l’occhio diverso che ci accompagna alla scoperta del presente.

Solitamente ambientato nella cornice di una Milano sempre più dinamica e cosmopolita, ora frenata dalla pandemia, il Festival ha oggi un impatto ancora maggiore sul territorio. Ci ricorda infatti che lo schermo può diventare una finestra verso nuovi paesaggi. Un ritorno alle origini, che ritrova la natura espressa dal primo cinema, più di 100 anni fa: non solo uno strumento per intrattenere il pubblico tramite storie appassionanti, ma anche uno strumento di conoscenza per chi non poteva permettersi lunghe traversate. Uno schermo di stupore, che riempie gli occhi, restando comodamente a casa.

È dall’incontro tra più culture che si può infatti crescere e conoscere meglio la propria. Per questo motivo il FESCAAAL, nonostante la forte attenzione all’aspetto didattico per i più giovani, è aperto a tutto il pubblico, non solo milanese, ma anche da tutta Italia.

Il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina è disponibile su: MyMovies
I film sono disponibili su abbonamento fino ad esaurimento posti virtuali.
Sito ufficiale: https://www.fescaaal.org

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Sull'autore

Gabriele Lingiardi