Che meraviglia il cinema. Non è mai come te l’aspetti. Basta vedere quest’estate in cui un regista impegnato, sperimentale, filosofo, come Richard Linklater arriva al cinema con una commedia incredibilmente intelligente e sorprendentemente divertente. Mentre lo studio di animazione che da trent’anni sta plasmando questo tipo di linguaggio richiamando a sé bambini e adulti arriva a sfondare il box office con un film per adulti, malinconico e costruito sulla stessa struttura del primo. Così Hit Man – Killer per caso è un film per tutti fatto da un regista per pochi. Mentre Inside Out 2, pur essendo il film più visto dell’anno per ora, è un’opera perfetta per, paradossalmente, un piccolo segmento di pubblico: gli adolescenti e i loro genitori. A unire questi due film è un tema: trovare la propria persona è una sfida faticosa.

In Inside Out 2 seguiamo sempre Riley, la protagonista del primo film. Metà della storia è sua. È fatta di questioni piuttosto stereotipate nel cinema adolescente come farsi accettare dalle ragazze più grandi, tenere strette le amiche del passato e trovare il proprio posto. L’altra metà è il suo mondo interiore. Ci sono le sue emozioni personificate che avevamo conosciuto nove anni fa, più alcune nuove tipiche della pubertà. Lì arriva l’originalità, perché ciò che prova Riley è suo e solo suo, un’esperienza strettamente individuale che cerca, con il linguaggio del cinema, di diventare universale. Anche se ciò che fanno le emozioni all’interno di questa trama è molto simile al primo film (si allontanano dalla consolle, devono ritornare).

Dopo avere accolto la paura come emozione legittima, Inside Out continua su questa strada di conoscenza dell’interiorità. Questa volta tratta -soprattutto- dell’ansia. Certo, la prospettiva è puramente americana. Nella società del benessere l’angoscia esistenziale viene alimentata dal bisogno di eccellere e di raggiungere un ideale di felicità. Quanto sarebbe stato più graffiante se questa volta la Disney avesse raccontato le emozioni di una persona con disabilità, di un bambino sotto le bombe o di un adolescente migrante?

Però la capacità della Pixar di rendere per immagini sensazioni complicatissime è sempre notevole. L’immagine dell’albero della personalità è bellissima. Una struttura che viene costruita attraverso esperienze e, appunto, emozioni, ma anche attraverso gli insegnamenti dei genitori. Durante l’adolescenza si demolisce e ricostruisce (noi siamo un cantiere perenne), così Riley si rende conto che essere se stessa, essere fedele a ciò che crede di essere, è un compito difficilissimo!

Inside out Hit Man film personalità mindscape
Hit Man film personalità mindscape

La ragazzina recita una parte con le amiche. La stessa cosa che fa l’assassino su commissione protagonista di Hit Man. Solo che i killer da assoldare, non esistono nella realtà. Sono un modo per la polizia di individuare persone che stanno premeditando un omicidio. Gary Johnson è un professore di filosofia, abilissimo a immaginare la forma che il committente pensa che abbiano gli assassini. In altre parole: per essere credibile deve mascherarsi secondo le aspettative che ha chi paga una persona per uccidere.

Qui l’innesco, geniale, della commedia. Tutto è meta, tutto è recitare una parte. A furia di essere ciò che gli altri si immaginano, Gary si perde nelle varie personalità. Il suo tentativo di uscirne è faticoso ed esilarante. Linklater offre però delle sequenze di puro cinema in cui lo spettatore sa qualcosa di più di alcuni dei personaggi e sa un filo di meno dei protagonisti. Ci colloca nella posizione perfetta in cui sappiamo bene chi è il protagonista, ma al contempo dobbiamo scoprire chi sta interpretando e per quanto riuscirà a farlo.

Maschere, insomma. Il cinema ha una capacità unica di vederle e di filmarle. Ci dice che tutti le indossiamo, non solo gli attori sullo schermo, e che non è semplice togliersele. Ci insegna perciò anche ad accettarle, a provare a renderle per lo meno coerenti con ciò che vogliamo essere nella nostra vita e, infine, ci invita a divertirci con loro.

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Sull'autore

Gabriele Lingiardi

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