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HOLIDAY (Edoardo Gabbriellini)
Avere vent'anni

Veronica, dopo un lungo processo e due anni di prigione per l’omicidio della madre e del suo amante, viene riconosciuta innocente. Ha appena vent’anni e tutta la vita davanti, ma è difficile guardare al futuro quando gli occhi di tutti sono ancora rivolti a quel tragico evento. Attraverso i ricordi suoi e della migliore amica Giada, viene riavvolto il nastro di una storia che più avanza, più si fa ambigua.

La prima interpretazione di Holiday è suggerita già dal titolo, laddove si potrebbe pensare a un’opera da ascrivere al sottogeneri della “commedia vacanziera”, mentre in realtà qui della visione giocosa e spensierata che ne connota il fortunato filone non c’è nulla. Tanto che l’evidente contrappunto che proprio il titolo mette in atto con la narrazione sembra voler immediatamente chiarire il tono e l’orizzonte del discorso di Edoardo Gabbriellini, incentrato a indagare e ritrarre le contraddizioni e le velleità, le ansie e l’inafferrabilità della “generazione Z”, che è la vera protagonista del racconto.

Gli esiti del terzo lungometraggio di finzione dell’attore livornese — che arriva a distanza di ben undici anni dal precedente (Padroni di casa, 2012) e addirittura a venti dal suo esordio (B.B. e il cormorano, 2003) — tuttavia non sembrano essere all’altezza di tali  premesse. Che sembrano assai promettenti dal momento che sono calibrate sulla capacità di creare aspettative sia per il modo in cui Holiday adotta un genere (il coming-of-age) ma in realtà per sottoporlo a un “lavoro” di contaminazione con altri generi (soprattutto il noir, ma anche il legal) che in realtà ne scarnificano l’orizzonte e ne cambiano di conseguenza il segno; sia per l’importante egida che connota l’intera operazione (a produrre c’è infatti Luca Guadagnino). Promettenti premesse che il film tuttavia sembra smarrire fin dall’inizio, sia nelle modalità narrative che in quelle espressive.

Se infatti la scelta di articolare il racconto su due linee temporali che si alternano di fatto chiarisce l’intento dell’autore — quello di concentrarsi sul dopo, ovvero sulle conseguenze dell’azione intorno alla quale ruota l’intera narrazione —, dall’altro lo consegna a una carburazione lenta, che di fatto finisce più per nuocergli che giovargli. Soprattutto perché mette in evidenza le mancanze e  le fragilità di uno script spesso artificioso, di un casting non perfettamente assortito, di contributi artistici anodini che gli negano personalità, ma soprattutto di una messinscena priva di un’idea di regia capace di guidarla. Tanto che, quando il racconto prende corpo rendendo la seconda parte decisamente migliore della prima, anche le scelte formali appaiono più calibrate e accurate. Ed è così che si ha la sensazione di un’opera claudicante e imperfetta, dalle molte potenzialità purtroppo inespresse. 

Regia Edoardo Gabbriellini

Con Margherita Corradi, Giorgia Frank, Alessandro Tedeschi

Italia 2023

Durata: 102’

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Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).