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HOUNDS OF LOVE (Ben Young)

Perth, Australia, dicembre 1986: in un tranquillo e ordinato quartiere di periferia, all’interno della loro abitazione un uomo e una donna compiono brutali violenze su giovani ragazze. Vicky è una delle loro vittime: una sera in cui non avrebbe dovuto trovarsi per strada, viene rapita e rinchiusa in una stanza per essere seviziata.

Assieme alla sedicenne, scopriamo a poco a poco le dinamiche perverse e claustrofobiche che dominano la coppia: John usa Evelyn come strumento per adescare le giovani, regalandole qualche apprezzamento e un cane di cui prendersi cura, mentre la sua “regina” (così la chiama lui) è una fragile serva che si lascia piegare e cerca di procurarsi ad ogni costo la fiducia dell’uomo, rivelando l’estremo bisogno di un qualcuno da amare.

Alla sua opera prima, il giovane regista Ben Young decide di ambientare la vicenda nella città e nel periodo in cui è nato, ispirandosi a drammatici fatti di cronaca nera accaduti intorno agli anni Ottanta: l’intento è quello di mostrare come l’Australia occidentale abbia perso in quest’epoca la sua “ingenuità”, indagando in particolare la complessa psicologia del reato di coppia. Il risultato è un thriller che mantiene alta la tensione per tutto il tempo, che sceglie di non mostrare allo spettatore una violenza “pornografica”, ma di lasciarlo a momenti “fuori dalla porta”, quasi a comunicare che l’orrore e la malvagità di cui è capace un essere umano non sono narrabili nemmeno con le immagini.

Sebbene non sembri possibile una vera e propria redenzione, il film ripone le speranze di una liberazione nella forza del femminile e del legame materno.

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Sull'autore

Marta Meneguzzo