Primo piano Schede Cinema Filmcronache

IL CORAGGIO DI BLANCHE (Valérie Donzelli)
La dinamica del controllo

Blanche vive in Normandia, dove insegna francese. Ancora segnata da una storia d’amore finita male, va a una festa dove incontra Grégoire, un suo antico conoscente, di cui s’innamora a prima vista. La loro storia d’amore apparentemente perfetta finisce però per andare in pezzi. Inizialmente a causa dei comportamenti di Grégoire e di una bugia che spinge Blanche, incinta, ad allontanarsi dalla madre e dalla sorella gemella. Ma col tempo l’uomo si rivela sempre più geloso e possessivo e cerca di controllare Blanche.

Scritto e diretto (ma stavolta non anche interpretato) da Valérie Donzelli al suo sesto lungometraggio da regista, Il coraggio di Blanche è un film dai diversi pregi che si segnala per essere il lavoro più maturo dell’attrice/regista originaria della Lorena. Il primo è il suo adattamento per lo schermo, non a caso premiato con il “César” per la miglior sceneggiatura non originale. All’origine dell’operazione c’è infatti un romanzo divenuto vero e proprio “caso letterario”, sia per il successo di pubblico e di critica che lo ha sostenuto, sia per le accuse di plagio ricevute da una donna che si è riconosciuta nella protagonista, sia per gli inevitabili parallelismi che è stato in grado di suscitare con il Madame Bovary di Flaubert. Scritto da Eric Reinhardt e pubblicato in Francia nel 2014 (in Italia nel 2015 da Salani), L’Amour et les Forêts narra la vicenda di una donna incapace di uscire dalla sua condizione di moglie e madre. Un testo dimostratosi fin da subito esplosivo, capace di generare un acceso dibattito che ne ha favorito la trasposizione prima in chiave teatrale — nel 2017 dal Laurent Bazin, con protagonista Isabelle Adjani — e poi in quella cinematografica. In tal senso lo script firmato a quattro mani da Valérie Donzelli e Audrey Diwan (La scelta di Anne) si lascia apprezzare sia per la capacità di misurarsi con un testo incandescente, capace di “lavorare” nel profondo l’immaginario francese contemporaneo, senza tuttavia mai dare la sensazione di subirlo e aggirando sempre con intelligenza i pericoli dell’illustrazione; sia per l’abilità con cui ne traduce lo spirito pur tradendolo e liberandosi con eleganza di alcune pericolose zavorre. A cominciare dall’elisione della dimensione metanarrativa che informa il romanzo, interamente narrato dal punto di vista dell’autore che è partito dalla raccolta delle personali confidenze di una propria affezionata lettrice, e la cui figura nel film viene sostituita con quella di una giudice di tribunale interpretata da Dominique Reymond.

Il secondo, non meno importante, punto di forza sta nella qualità delle interpretazioni, sia in quelle dei protagonisti principali, sia in quella dei pochi, benché tutti ugualmente intonati, personaggi secondari. Un’ottima amalgama nella quale spicca l’interpretazione di Virginie Efira, la cui incarnazione nel personaggio dona alla protagonista Blanche una naturalezza e una spontaneità rare, così come una forza e una seduzione, dello sguardo e corpo in egual misura, in grado di sconfinare lo schermo.

La regia di Donzelli infine non è mai apparsa così equilibrata nel perseguire uno stile sperimentale e disomogeneo. Brava nel dirigere gli attori, così come nel “lavorare” lo script attraverso una messinscena antinaturalistica e piena di ellissi, capace di dare tridimensionalità al testo con efficaci soluzioni espressive senza tuttavia mai cedere alla banalità. E ancor più a mettere insieme narrazione e sperimentazione, registri e generi, ovvero la fiaba prima con il dramma sentimentale e poi con il thriller, la luminosa Normandia con la cupa Metz (cui contribuisce l’ottimo lavoro alla fotografia di Laurent Tangy), di guardare allo stesso modo alla lezione del Rohmer dei contes e  dello Chabrol “nero”.

Titolo originale: L’Amour et les Forêts

Regia Valérie Donzelli

Con Virginie Efira, Melvil Poupaud, Dominique Reymond

Francia 2023

Durata 104’

Leggi anche:

LA DOPPIA VITA DI MADELEINE COLLINS (Antoine Barraud)

 

Scrivi un commento...

Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).