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IL LADRO DI GIORNI (Guido Lombardi)
Padre e figlio in un road movie esistenziale

Salvo, undici anni, vive con gli zii in Trentino. Il giorno della sua prima comunione, mentre gioca a pallone con gli amici, compare a bordo campo suo padre Vincenzo. Salvo a stento lo riconosce. Non lo vede, infatti, da sette anni, da quando due carabinieri lo avevano portato via dalla loro casa in Puglia. Ora Vincenzo è uscito di prigione, dice di voler passare qualche giorno con il figlio e parte con lui verso il Sud. Durante questo viaggio lungo l’Italia, scandito da molti incontri e ricordi, Salvo imparerà a conoscere suo padre ma dovrà fare i conti anche con i suoi segreti…

Ultimo esempio, in ordine di tempo, di quel rapporto tra padri (madri) e figli che sta nutrendo, pur con risultati alterni, il cinema italiano, Il ladro di giorni di Guido Lombardi riassume in un viaggio itinerante, dal Nord al Sud della Penisola, un road movie esistenziale, finalizzato a lasciare tracce di consapevolezza sia nel padre irresponsabile interpretato da Riccardo Scamarcio, sia nel figlio diffidente impersonato dal giovanissimo Augusto Zazzaro. Incrociando idealmente tutela genitoriale e slancio educativo, il nuovo lungometraggio dell’autore di Là-bas – Educazione criminale (2011) e Take Five (2013) punta a scambiare di segno infantilismo e maturità, l’incosciente leggerezza dell’adulto con l’ancoraggio etico del fanciullo.

Un incontro, quello “tra un bambino che muove i primi passi nel mondo e un uomo che vi ritorna dopo anni di carcere” (come scrive Lombardi nelle note di regia), che nasce dal romanzo omonimo pubblicato dallo stesso regista nell’aprile 2019. La derivazione letteraria, in effetti, si fa sentire. E gli accenti talvolta appaiono troppo marcati, a cominciare dalla configurazione dei caratteri dei due protagonisti, programmaticamente complementari su scala oppositiva (differenze di età, luoghi di residenza, attributi morali…). Sulla parziale riuscita de Il ladro di giorni pesa la stratificazione della sceneggiatura, che nella moltiplicazione degli incontri e dei flashback, alternando presente e passato, affianca al road movie e al racconto di formazione anche il film di vendetta, con Vincenzo alla ricerca del misterioso individuo che lo ha tradito, anni prima, condannando lui e Salvo alla reciproca lontananza.

Quando Lombardi sembra ‘dimenticare’ il suo stesso testo di partenza, liberandosi di semplificazioni e forzature in qualche modo ‘obbligate’, il film cresce in spontaneità e in empatia con lo spettatore. Tuttavia la guasconeria attoriale di Scamarcio, per quanto decretata dallo script, arriva in più occasioni ad impedire lo scavo nelle pieghe di una paternità risucchiata dalla criminalità e nei rivoli di un’infanzia negata da un modello genitoriale assente. E pure i frequenti cambi di ritmo (dal dramma alla commedia, e viceversa), necessari ad avvicinare individualismo anarchico e coscienza vigile, risultano in alcuni frangenti eccessivi, privando il film di un solido equilibrio narrativo. Peccato, anche perché la regia di Lombardi non di rado è incisiva e l’attenzione su alcuni dettagli, tutt’altro che fuorvianti (la pistola, il robottino, la processione religiosa), meritava di essere accolta in un plot più coeso.

IL LADRO DI GIORNI
Regia: Guido Lombardi
Italia, 2019
Durata: 105 minuti
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio, Augusto Zazzaro, Giorgio Careccia

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Sull'autore

Paolo Perrone

Paolo Perrone

Giornalista professionista, autore per Le Mani di "Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica", ha scritto numerosi saggi sul cinema e collaborato con alcuni dei più autorevoli periodici russi. È membro di giuria dei David di Donatello.