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“Il lato chiaro della luna” illumina la DreamWorks Animation
Un libro sulla nascita e i 20 anni di attività della major

Per la prima volta in Italia c’è un libro sulla DreamWorks. Scritto da Simone Soranna e Matteo Mazza, “DreamWorks Animation – Il lato chiaro della luna” (Bietti Heterotopia) è un viaggio affascinante che restituisce lustro a una casa di produzione sottovalutata.  In un panorama dove tanto si è detto e scritto su Pixar, ma anche su Studio Ghibli, quello su DreamWorks diviene un libro necessario perché affronta con novizia di dettagli il percorso di nascita, crescita ed evoluzione della casa di produzione creata da Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg e David Geffen. E come tutte le belle storie che si rispettino, al centro della nascita c’è una sfida un po’ curiosa, che assume i contorni della ripicca quando Jeffrey Katzenberg, dopo aver buttato le fondamenta della rinascita disneyana, arriva a una brusca rottura con la casa madre di Topolino. Sorge così il suo progetto più personale, una realtà in cui il sogno si concilia con il lavoro (Dream+Works) e che si prefigura come la totale antitesi della Disney.

Come ben spiegato nel libro, nel corso di vent’anni, la DreamWorks produce circa quaranta lungometraggi, guardando ad adulti e piccini, muovendosi lungo un percorso in controtendenza in grado di abbattere gli schemi, le convinzioni e le convenzioni a cui il cinema d’animazione ci aveva fino ad allora abituato. Gli autori approfondiscono fasi e film, restituendo un testo prezioso che ribalta il pregiudizio maturato nei confronti della DreamWorks, i cui tanti lavori sono spesso etichettati come commerciali. Si passa da film difficili e cupi -“Z la formica” o “Il principe d’Egitto”- a film ingorati -“Galline in fuga”, “La gang del bosco”- fino ad arrivare alla vera rivoluzione con “Shrek”, un titolo che ha cambiato il modo di concepire l’animazione dell’ultimo ventennio, sconvolgendo il concetto di fiaba tradizionale. Si prosegue con la riscoperta valoriale e pedagogica delle principali saghe – Shrek, Dragon Trainer, Madagascar, Kung Fu Panda – dove a fare da fil rouge sono tematiche ricorrenti e universali: il diverso, l’accettazione di sé, la famiglia, la crescita, il sogno, cui si aggiungono i temi tipicamente spielberghiani del volo e dell’incontro con l’altro. Certo, non tutto è perfetto in questo cinema, ma è chiaro come DreamWorks sia sinonimo di esplorazione del nuovo, diversificazione della narrazione, sperimentazione delle tecniche d’animazione. DreamWorks innova e rinnova, trova la sua  personale cifra stilistica e narrativa e una sua chiara identità facendo dell’imperfezione il suo punto di forza, dell’ironia e della parodia il suo marchio di fabbrica, dell’attenzione ai generi e al grande cinema il suo tocco più originale e dell’altro da noi il suo principale eroe. Ne viene fuori un libro arricchito da continue sorprese, come la rivelazione sull’attenzione al doppiaggio, che qui non sveliamo. Il tutto senza far pesare la competizione con Pixar perché, sebbene le due case abbiano da sempre duellato sullo stesso terreno,  l’intento qui non è quello di convincere della supremazia di una sull’altra, ma semplicemente, per citare la prefazione di Manlio Castagna, di farci “abboccare felici all’esca del giovane scanzonato che pesca seduto sulla curva della luna” per riscoprire, con sguardo nuovo e (dis)incantato, il percorso di vita di una realtà che tanto ha già detto e molto ancora ha da dire.

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Marianna Ninni