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L’AMORE SPIEGATO A MIA FIGLIA CON AUDREY HEPBURN
Le icone del cinema classico, maestre di vita per le più giovani

Ogni genitore, prima o poi, si trova a dover scegliere le parole adatte per rispondere alle legittime domande poste dai figli sulla vita, sulla morte, sull’amore. Ma, posti di fronte a questioni così centrali dell’esistenza – spesso peraltro a bruciapelo, e in momenti inaspettati – si finisce per reagire al senso di impreparazione e di inadeguatezza cadendo nei due eccessi opposti di lasciare tutto all’improvvisazione o di affidarsi ciecamente a qualche manuale che offra facili risposte a buon mercato.

Reagendo con responsabilità a questa duplice tentazione, nel suo libro L’amore spiegato a mia figlia con Audrey Hepburn, Arianna Prevedello racconta la sua esperienza nell’accostare i temi dell’affettività e della sessualità insieme a sua figlia attraverso la visione di alcune pellicole del passato. Senza ricorrere a soluzioni precostituite, Prevedello disegna un suo personale percorso che non ha pretese di essere esaustivo né di dare indicazioni preconfezionate, ma che trova la sua forza nel mettere al centro la condivisione di un’esperienza tra genitore e figlio: quella di trovarsi insieme di fronte alla storia narrata dalla pellicola e di lasciarsi da essa guidare e ispirare nell’esplorazione dell’intricato e vasto universo della vita affettiva e della femminilità.

Compagne di viaggio in questo cammino sono, come dichiarato nel libro, «Audrey e le sue colleghe», cioè le protagoniste femminili di film che vanno, in ordine cronologico, da Anna Karenina di Clarence Brown, del 1935, a Tutti insieme appassionatamente di Robert Wise, del 1965. Come tappe intermedie tra questi due estremi troviamo, tra le altre, Quality Street (1937), Via col Vento (1939), Sette spose per sette fratelli (1954), La storia di una monaca (1959), Colazione da Tiffany (1961), My Fair Lady (1964). La scelta di orientarsi su pellicole «datate» per trattare il tema dell’affettività a una giovanissima del giorno d’oggi ha le sue radici, secondo l’autrice, nella «forza dirompente» che le caratterizza, dovuta alla «modernità che ebbero al loro tempo ma che era ancora difficile intuire in modo esaustivo». In questi film, prosegue Prevedello, «riluce la personalità che Audrey e le sue colleghe, tutte coinvolte in storie completamente diverse, riuscirono a infondere ai nostri ragionamenti ancora aperti sull’emancipazione della donna, sulla questione femminile, sull’identità di genere e su tutta la riflessione affettiva che se ne può trarre».

 

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Sull'autore

Sara Garofalo