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UN FILM E UN ROMANZO RACCONTANO L’ALZHEIMER
Una lettura del film "The father" incrocia il libro "Adesso che sei qui"

Durante la visione di The Father continuavo a chiedermi quanto sarebbe stata diversa la vita dell’anziano Anthony se al suo fianco, al posto della figlia Anne, ci fosse stata Andreina, la nipote che soccorre zia Camilla al sopraggiungere della demenza senile nel romanzo Adesso che sei qui di Mariapia Veladiano. Il romanzo edito da Guanda ed uscito ad inizio 2021, apre alla possibilità «di una vita vissuta nonostante l’Alzheimer» (bellissima espressione di Ermanno Paccagnini apparsa sull’inserto Letture del Corriere della Sera). Quel “nonostante” è l’assenza più drammatica che si palesa nell’opera cinematografica del regista e drammaturgo francese Florian Zeller.

C’è qualcosa di ancora peggiore, infatti, del disordine senza rimedio della memoria ed è la perdita della propria casa e della prossimità degli affetti di sempre. Ad Anthony manca, come dirà squisitamente verso la fine, proprio quella geografia dell’anima dove poggiare la sua nuca, sentendosi per questo come un albero che perde tutte le sue foglie. Le metafore della natura si incastonano come diamanti in un film fatto solo d’interni smontati dal soqquadro al potere nella mente di Anthony. Quando come bambini vorremmo solo la mamma e una passeggiata per mano con lei nel parco sotto casa, l’armonia delle stanze londinesi di The Father fatta di boiserie e oggettistica di design si mostra nella sua improvvisa freddezza.

Con il suo espediente tutto di scrittura e di montaggio che deflagra la continuità temporale della narrazione come simbolica estetica della malattia, Zeller riesce a farci sentire proprio la rigidità invernale della perdita di sé, che diventa obbligatoriamente perdita dei nostri cari. C’è un tempo, più o meno breve, in cui si aggira la coscienza di questa progressiva perdita: Anthony, un Hopkins immensamente disperso nella malattia, accusa la sensazione che succedano cose strane in quella casa. La nostra mente non è più la nostra casa? Ci soccorrono, allora, parole come unguento tratte da Adesso che sei qui di Veladiano: «La prima cosa che avevo compreso con certezza in quel primo mese era che la sua memoria affettiva era perfetta. Nessuna ingiuria. Mi adorava come sempre, anche se non era sempre sicura di chi fossi».

Zia Camilla di Veladiano e l’Anthony di Zeller sono, infatti, due facce della stessa medaglia: le badanti da tutto il mondo del progetto Alzheimer  del Trentino (Adesso che sei qui è ambientato nella ruralità montana di Arco in provincia di Trento) e le infermiere di The Father diventano a turno madri, sorelle e figlie in una dinamica di cura che mette al centro la donna come la dea paziente – la speranza sarà mica la pazienza? – che sa ancora intravedere la vita dove essa sembra essersene già andata per sempre.

La sofferenza di soccorrere quotidianamente esperienze di questo tipo assomiglia alle camicie indossate da Olivia Colman, nei panni della figlia Anne. Imprigionata nel design delle sue bluse viene voglia di vederla danzare come le donne di Veladiano per liberarla da un po’ di dolore. Ma questa è un’altra storia che ci porta, perdio, ad un’altra assenza: la nostalgia del maestro che cantava “Gira tutt’intorno la stanza mentre si danza, danza”. Mischiando i linguaggi , forse quella stanza ci fa un po’ meno paura di quando siamo usciti dal cinema con la discreta sensazione che domani potrebbe succedere a noi.

 

Nota formativa per l’animatore culturale della SdC

Qualificare una sala della comunità significa, tra le tante cose, prendere per mano uno spettatore e guidarlo, con umile serietà, in un’esperienza artisticamente plurima su temi di rilevanza esistenziale. Spalancare un argomento da fronti estetici differenti che ne mettono in luce prospettive anche contrapposte è un atto oggi di straordinaria resilienza formativa del quale provare a farsi carico con gentilezza. Le correlazioni tra opere di linguaggi diversi messe a disposizione in sala, o nei suoi canali di comunicazione, dall’animatore della Sala della Comunità possono creare costellazioni di senso nel cuore e nella mente dello spettatore.

 

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Sull'autore

Arianna Prevedello

Scrittrice e consulente, opera come animatore culturale per Sale della Comunità circoli e associazioni in ambito educativo e pastorale. Esperta di comunicazione e formazione, ha lavorato per molti anni ai progetti di pastorale della comunicazione della diocesi di Padova e come programmista al Servizio Assistenza Sale. È stata vicepresidente Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) di cui è attualmente responsabile per l’area pastorale.