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PROFETI (Alessio Cremonini)
Lo scontro delle civiltà

Sara è una giornalista italiana in Medio Oriente rapita dall’Isis durante un réportage di guerra in Siria. Nur, invece, moglie di un miliziano del Califfato, è una giovane foreign fighter siriana, ma cresciuta a Londra, che la tiene prigioniera nella sua casa costruita in un campo di addestramento. Per le rigide leggi dello Stato islamico, infatti, Sara, in quanto donna, non può essere incarcerata insieme ad altri uomini, ma può stare a stretto contatto solo con un’altra donna. Durante i mesi di detenzione Nur, seguendo gli ordini del leader del campo, tenta di convertire Sara e di farla cedere al “totale abbandono alla volontà divina”, come predica l’islam…

“La prigionia, i diritti delle donne, il Medio Oriente, la religione”: sono questi i temi che, per sua stessa ammissione, Alessio Cremonini ha voluto affrontare con Profeti, film che segue, a cinque anni di distanza, il fortunato Sulla mia pelle. La sensibilità di Cremonini con il Medio Oriente e le sue collisioni fondamentalistico-religiose è fuori discussione (avendo già firmato la sceneggiatura di Private di Saverio Costanzo e, come regista, Border, sulla guerra civile in Siria, recitato interamente in lingua araba), così come il rigore stilistico, che anche nel suo nuovo lungometraggio non cede a mediazioni o banalizzazioni nella ricerca/rappresentazione della realtà, contrassegnata dalla messa a nudo di una dignità ferita e calpestata.

Qui, però, rispetto ai lavori precedenti, il confronto-scontro tra mondi contrapposti ma complementari (l’una, Sara, atea, nubile e senza figli; l’altra, Nur, devota ad Allah e al coniuge, con cui intende fare famiglia) non produce gli stessi esiti, faticando a prendere forma e profondità. I sottili ricatti psicologici, la prossimità forzata (con la condivisione dello stesso tetto e dello stesso letto) e gli ‘interrogatori’ mascherati a cui viene sottoposta Sara, da parte di Nur, la avvicinano alla giovane musulmana, ma la resistenza passiva della giornalista non sembra pulsare di tormenti interiori adeguati: il dialogo tra le due donne, condotto su un delicato filo filosofico, metafisico ed esistenziale, a cavallo tra le derive etiche e materialistiche dell’Occidente, senza più Dio, e il cieco fanatismo musulmano, che a Dio ha invece immolato un trono di sangue, non sprigiona sufficiente tensione drammaturgica. Tutto è mentale, sotteso, represso. E questa collocazione ‘sotterranea’, per quanto intenzionale, schiaccia il film in uno strato comunicativo arido, replicato e reiterato, peraltro, senza sostanziali variazioni.

Non sono le locations, suggestive, né le interpretazioni, efficaci, di Jasmine Trinca e Isabella Nefar a pesare su Profeti, bensì una stagnazione narrativa che gli impedisce di crescere, di insinuarsi come veleno nel corpo e nella mente dello spettatore. Anche la dimensione claustrofobica della casa-prigione in cui viene richiusa Sara e la quotidianità scandita dalla preparazione dei pasti e dalle recita delle preghiere vengono attenuate dalla cura stridente degli arredi (tappeti, lampade, divani) e affievolite da una fotografia eccessivamente luminosa, senza ombreggiature. A questo percorso di ‘purificazione’ imposta, alla sottomissione indotta si arriva dunque, da spettatori, un po’ stanchi. Privi, cioè, di quella veemente pressione psicologica che invece un lungometraggio come Sulla mia pelle (incentrato sul ‘caso Cucchi’) aveva saputo infondere con assillante coerenza.

Regia: Alessio Cremonini

Interpreti: Jasmine Trinca, Isabella Nefar, Ziyad Bakri, Omar El-Saeidi, Mehdi Meskar

Nazionalità: Italia 2022

Durata: 109’

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Sull'autore

Paolo Perrone

Giornalista professionista, critico cinematografico, curatore di rassegne e consulente alla programmazione, è direttore responsabile della rivista Filmcronache e autore di numerosi saggi sul cinema. Per Le Mani ha scritto Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica.

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