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SOUDAIN (Ryusuke Hamaguchi)
Il bisogno di farsi comunità

In qualità di direttrice di una casa di riposo, Marie-Lou si impegna a implementare una filosofia assistenziale innovativa basata sull’ascolto e sul rispetto della dignità degli ospiti, nonostante la resistenza di una frangia della sua équipe. L’incontro con Mari, una drammaturga giapponese che lotta contro un cancro ormai avanzato, le cambierà la vita. Le due donne, infatti, stringono una profonda amicizia e intraprendono insieme una battaglia per “rendere possibile l’impossibile”…

Un trattato di antropologia e sociologia, in forma cinematografica, avvolto in una cornice di calda, toccante umanità. Ispirato alla corrispondenza scambiata tra una filosofa malata di cancro e un’antropologa medica, lungo tre ore e un quarto ma trascorse, a livello spettatoriale, tutte d’un fiato, quasi trattenendo il respiro, Soudain, primo lavoro girato in Francia, oltre che in Giappone, da Ryusuke Hamaguchi, è un film magnifico, pieno di vita anche se contrassegnato dalla morte, con l’incontro “all’improvviso” (come indica la traduzione del titolo) fra la direttrice di una casa di riposo parigina e una drammaturga di Kyoto che lotta contro un tumore in fase terminale. Due donne, interpretate dalle eccellenti Virginie Efira e Tao Okamoto, accomunate non solo dal nome, quasi identico, ma anche da un’affinità che, da quel primo incontro, si trasforma in un’amicizia profonda e cristallina, maturata in un confronto costante sulle grandi questioni economiche, sociali ed esistenziali, dalla crisi del sistema capitalistico alla mancata tutela dell’ambiente, comprese le problematiche inerenti la terza età e le terapie assistenziali ad essa collegate (come un approccio terapeutico, propugnato dalla responsabile della struttura ma osteggiato da una parte del proprio staff, articolato sui quattro pilastri costituiti dal valore dello sguardo, della parola, del tatto, e della verticalità del corpo).

Opera di rara delicatezza e sensibilità, il lungometraggio del regista di Drive my car, sostenuto anche da alcune punteggiature ironiche, mette dunque in relazione la finitezza dell’esperienza terrena con il bisogno, per il singolo individuo, di farsi comunità, utilizzando il dialogo come passepartout per aprire ogni porta e superare ogni ritrosia. E seppure l’ultima parte del racconto torni sui propri passi, reiterando situazioni, luoghi e azioni, Soudain, a tratti sublime e nel quale la forma si mette al servizio del contenuto, senza sovrastarlo inutilmente, resta una riflessione in immagini davvero necessaria in un’epoca, come la nostra, indifferente e divisiva.

Regia: Ryusuke Hamaguchi

Interpreti: Virginie Efira, Tao Okamoto, Kyozo Nagatsuka

Nazionalità: Francia, Giappone, Germania, Belgio

Durata: 196’

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Sull'autore

Paolo Perrone

Giornalista professionista, critico cinematografico, curatore di rassegne e consulente alla programmazione, è direttore responsabile della rivista Filmcronache e autore di numerosi saggi sul cinema. Per Le Mani ha scritto Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica.

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