Venezia 82 Primo piano Venezia Festival

STRANGE RIVER, la recensione del film di Jaume Claret Muxart
Gli orizzonti di Venezia 82

Strange River

Il viaggio come luogo della formazione e della ricerca di sé stessi. Estrany riu (Strano fiume) opera prima del regista catalano Jaume Claret Muxart, ci conduce nella vita estiva di un adolescente, narrando la ciclo-vacanza di due coniugi spagnoli e dei loro tre figli lungo il Danubio -un omaggio alla famiglia stessa del regista-. 

Dídac, il giovane Jan Monter, è un sedicenne che sta costruendo la propria identità sessuale. Vive un tempo speciale fatto di avventura, scoperte, relazioni e viaggio. Il fiume è la strada in cui trovarsi e perdersi, con momenti onirici che contrastano con la durezza della pedalata, del vento in faccia, della fatica in salita e delle notti scomode e sudate nelle tende dei campeggi. Di contro il riposo selvatico in riva al fiume, il caldo stemperato dai tuffi nell’acqua gelida, il canto degli uccelli, la pioggia nei boschi, il suono della bicicletta lungo le discese.

La famiglia di Didac torna sulle tracce delle vacanze fatte in passato dai genitori, ricordo di un momento fatto di semplicità e esplorazione. Estrany riu è un film sulla famiglia e sulla trasmissione delle emozioni dai genitori ai figli, e viceversa. Biel, di due anni più giovane, percepisce e cerca di comprendere lo stato di cambiamento che il fratello Dídac sta attraversando. Dice il regista: “l’adolescenza, per me, è un sottogenere cinematografico. È una fase vitale in cui cambia la prospettiva sul mondo e su sé stessi.”

Nella Foresta Nera, dove due piccoli fiumi, il Brigach e il Breg, si riuniscono a Donaueschingen. da questo punto il fiume prende il nome di Danubio. Prima stretto come un semplice canale, lo seguiamo fino a diventare un’importante via navigabile. Nel viaggio i genitori parlano al ragazzo dei suoi sentimenti e di affettività, cercando di rendere normale il suo desiderio verso i compagni maschi di scuola.

Il viaggio subisce una sosta. Durante la visita, fortemente voluta dal padre alla scuola di Ulm Hochschule für Gestaltung, in cui l’uomo cerca di appassionare la famiglia alle forme semplificate degli edifici in cemento della scuola superiore di progettazione grafica e di disegno industriale, che ha raccolto, nel secondo dopoguerra, l’eredità delle scuole tedesche Bauhaus e sovietiche Vchutemas, la famiglia cerca di sfuggire allo “spiegone paterno”, scappando nei labirinti degli edifici, creando dei momenti comici. Qui avviene l’incontro con un ragazzo tedesco che cambia il corso del viaggio. Dapprima sognato, la sua presenza enigmatica risveglia in Dídac sensazioni nuove. Pur non parlando la stessa lingua, il ragazzo si separa dalla famiglia per vivere una notte di avventura in coppia con il giovane, soli, in barca lungo il fiume, che diventa enorme e vertiginoso.

LEGGI ANCHE: EN EL CAMINO, la recensione del film di David Pablos

Potete seguire ACEC anche su Facebook e Instagram

Scrivi un commento...

Sull'autore

Simone Agnetti

Simone E. Agnetti, Brescia 1979, è Laureato con una tesi sul Cinema di Famiglia all’Università Cattolica di Brescia, è animatore culturale e organizzatore di eventi, collabora con ANCCI e ACEC, promuove iniziative artistiche, storiche, culturali e cinematografiche.