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LA VITA IN COMUNE (Edoardo Winspeare)

la vita in comune

Una favola dagli intenti morali, un’utopia di vita comune, il Sud Italia rappresentato da un punto di vista scanzonato, la Puglia di oggi raccontata come un micro-mondo in cui i banditi si aggirano in bicicletta e maschera da supereroe e si comportano come bambini pieni di incertezze, nell’attesa che un “padre buono” li riporti sulla retta via. Nel nuovo film di Edoardo Winspeare gli scontri politici dell’amministrazione comunale sono riverberi lontani di ideologie scolorite e il paese in cui gli uomini vivono è una terra “disperata” di nome e di fatto.

Ne La vita comune ogni personaggio, come se fossimo nella commedia dell’arte più autentica, agisce secondo un codice caratteristico e ricorsivo fatto di tic, umori, espressioni e modi di parlare propri. Abbiamo l’anziano bandito adoratore di Papa Francesco, il giovane timido e innamorato della commessa, la madre risoluta, il sindaco sognatore, la meretrice bigotta, il carcerato poeta, ecc.

Tutti questi personaggi si muovono su una terra che cerca una soluzione alla depressione, mentre tutta la Puglia vive una fioritura turistica continua. Le soluzioni sognate per il riavvio del territorio vanno da quelle speculative, di costruire grandi alberghi sulla costa, a quelle ecologiche, di creare un’area protetta con uno zoo di animali locali, tra cui l’ormai perduta foca monaca. Sotto la spinta del sindaco sognatore Filippo Pisanelli le arti del cinema, della musica e della poesia sono usate dagli strampalati paesani come strumenti per provare ad uscire dai confini territoriali, mentali e culturali in cui sono rinchiusi.

Winspeare abbandona il cinema strutturato che l’ha reso noto (Il Miracolo, 2003) e adotta uno stile semplice, amatoriale che si potrebbe dire “sgarrupato”. Gli attori appaiono autentici, dialettali e popolari, la storia concede molto al fiabesco e il territorio ci appare splendido in frequenti e gratuite inquadrature di raccordo. In tutto questo gli sponsor si vedono, sono sottolineati e rimarcati, il film di Winspeare potrebbe essere la più simpatica marchetta di promozione regionale che si sia vista a Venezia in questi anni.

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Sull'autore

Simone Agnetti

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