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MINOTAUR (Andreï Zviagintsev)
La dissoluzione della Russia

Gleb vive con la moglie Galina e il figlio adolescente in una cittadina di provincia russa, dove dirige un’impresa di logistica. La sua vita, meticolosamente ordinata, inizia a sgretolarsi sotto la pressione di un carico di lavoro sempre maggiore e di un mondo ormai instabile. Con l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, infatti, Gleb comincia a perdere alcuni dipendenti che emigrano in Occidente e, allo stesso tempo, un ordine governativo lo obbliga a mobilitare 14 membri del suo staff per essere destinati a scopi militari. Contemporaneamente, Gleb scopre che Galina lo tradisce…

Ispirato a La femme infidèle, girato nel 1969 da Claude Chabrol, Minotaur ne riprende la storia, l’uccisione dell’amante della moglie, da parte di un marito, ma colloca questa vicenda privata di cronaca nera attualizzandola al 2022, dopo l’avvio dell’“operazione militare speciale” voluta da Vladimir Putin. Il conflitto tra Mosca e Kiev non è in primo piano nel nuovo lungometraggio di Andreï Zviagintsev, ma le scelte politiche del Cremlino, nell’orizzonte narrativo del film, sono la causa incontrovertibile della dissoluzione del Paese, raffigurata, come in tutta la filmografia dell’autore di Leviathan e Loveless, nella messa in crisi dell’istituzione famigliare e, in questo caso, nel sacrificio di migliaia di persone entrate a forza nell’Armata rossa, quel ‘tributo umano alla guerra’ consegnato, nella mitologia greca, proprio al Minotauro per essere divorato.

E’ questa apparente ‘perifericità’ di Minotaur ad essere invece talmente percussiva da risultare centrale nello sguardo del cineasta russo, fuoriuscito dal proprio Paese dopo aver preso pubblicamente posizione contro il conflitto in Ucraina e stabilitosi a Parigi: i cartelloni affissi nelle strade, che propongono a suon di rubli l’arruolamento nell’esercito, la mobilitazione di quattordici collaboratori che il protagonista deve inviare al sindaco della cittadina in cui egli abita affinché essi vengano inviati al fronte come militari, le immagini delle esplosioni in alcuni centri abitati in Ucraina sono il richiamo costante, e dunque la denuncia radicale, di una democrazia mai realizzata.

Lavoro di scavo profondo, sostenuto da una regia che ha il pieno controllo su ogni elemento, dalla scelta delle inquadrature ai movimenti di macchina, e sorretto da una cura meticolosa per il sound design (che sonorizza, in una dimensione acustica sottilmente inquietante, le pressioni implacabili che gravano sui personaggi), il lungometraggio di Zviagintsev, ancora una volta, riflette sulle scelte etiche e sui valori morali in forma di tragedia moderna. Non un film di antipropaganda, ma un invito accorato a restare umani.

Regia: Andreï Zviagintsev

Interpreti Dmitri Mazourov, Iris Lebedeva, Boris Koudrine, Yuriy Zavalnyouk

Nazionalità: Francia, Lettonia, Germania

Durata: 140’

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Sull'autore

Paolo Perrone

Giornalista professionista, critico cinematografico, curatore di rassegne e consulente alla programmazione, è direttore responsabile della rivista Filmcronache e autore di numerosi saggi sul cinema. Per Le Mani ha scritto Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica.

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