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ATLANTIDE (Yuri Ancarani)
Un racconto della gioventù veneziana, tra documentario e arte contemporanea

I frequentatori della Mostra del Cinema di Venezia, nelle pause tra i film, spesso hanno potuto sentire e vedere sfrecciare a pelo d’acqua i barchini veneziani, piccoli natanti motorizzati guidati dai giovani del luogo. La notte quei barchini si riempiano di colori fluo e di musica ad alto volume, come piccole discoteche, fenomeno comune a molti giovani motorizzati delle nostre città. In Atlantide di Yuri Ancarani, in competizione nella sezione Orizzonti, quei barchini che tagliano lo specchio d’acqua della Laguna e s’infilano tra le isole hanno dei volti e delle storie. Il film mostra poveri racconti di adolescenza e gioventù, di vuotezza, di noia di vivere, di inoccupazione lavorativa, di piccola delinquenza e di fuga continua dall’età adulta, di ragazzi e ragazze seduti su piccole barche alla ricerca della velocità massima.

Un lavoro notevole quello di Ancarani, uno dei casi in cui il cinema riesce a far immergere lo spettatore in un mondo e di quel mondo ne fa arte. Atlantide è forse, per la tecnica, per la veridicità dei racconti, per la poesia delle riprese, per l’uso delle musiche, uno dei film più belli girati nella Laguna di Venezia. Bello anche perchè intenso e vero.

Daniele è un giovane dell’isola di Sant’Erasmo, vive di espedienti al margine del gruppo dei suoi coetanei, i quali condividono un’intensa vita di svago e di elaborazione dei motori dei barchini, centro della loro esistenza. Relazioni, vita, affetti, impegno, sono tutti vissuti in superficie e con pochi strumenti per elaborare la vita. L’orizzontalità visiva della Laguna in cui questi giovani si muovono è metafora di una vita distesa e tragica che non può portare a nulla.

Ancarani è un videoartista, le sue opere nascono da una continua commistione fra documentario e arte contemporanea, sono il risultato di una ricerca tesa ad esplorare regioni poco visibili del quotidiano, realtà in cui l’artista si addentra in prima persona. Atlantide è un film nato senza sceneggiatura, i dialoghi sono rubati dalla vita reale, e la storia si è sviluppata in divenire durante un’osservazione di circa quattro anni, seguendo la vita dei ragazzi. Straordinariamente bello e visionario il finale in cui il regista trasforma i canali e i ponti di Venezia in un lungo tunnel di cerchi da attraversare, con una visione ortogonale alla realtà, dal buio fino alla luce del mattino.

 

 

ATLANTIDE
Regia: Yuri Ancarani
Interpreti: Daniele Barison, Bianka Berényi, Maila Dabalà, Alberto Tedesco, Jacopo Torcellan
Durata: 100’
Italia, Francia, Usa, Qatar, 2021

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Sull'autore

Simone Agnetti

Simone E. Agnetti, Brescia 1979, è Laureato con una tesi sul Cinema di Famiglia all’Università Cattolica di Brescia, è animatore culturale e organizzatore di eventi, collabora con ANCCI e ACEC, promuove iniziative artistiche, storiche, culturali e cinematografiche.

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