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COSE “BUONE” E COSE “CATTIVE”
Una sfida per ripartire

Emotivamente siamo in una continua altalena come fossimo legati alla navicella delle montagne russe. Il cinema e nello specifico le nostre Sale della Comunità sono immersi in una grande bolla di incertezza.

Dopo essere stati sballottati nella Fase2 del Covid19 tra il provare a riaprire le sale al chiuso e il progettare le aperture delle Arene, scontrandoci se farle a pagamento o gratuite, ci troviamo alla fine di agosto con la Mostra del Cinema di Venezia alle porte, sospesi e curiosi di capire quello che il futuro ci riserverà. I nostri vecchi dicevano “ogni giorno ha la sua pena”, ma qui le pene al giorno sono più di una e l’entusiasmo che sembrava averci presi con la fine del lockdown si sta spegnendo.

Però, i sogni esistono perché esiste la realtà e la realtà complessa delle cose racconta che in questi mesi le Sale sono state, come si dice, “sul pezzo” grazie al lavoro dei loro responsabili e all’impegno dei tanti volontari. Hanno serrato le fila, tenendo i contatti con i loro pubblico e diventando esperti internauti nell’approcciare la DGCOL della Direzione Generale Cinema per richiedere i contributi che i vari decreti Cura Italia e Rilancio hanno messo a disposizione del mondo del cinema e del teatro. I numeri sono esplicativi: un quarto delle sale che hanno usufruito dei premi d’essai sono SdC (100 SdC su un totale 400 sale). Di più, le SdC che hanno richiesto il tax credit, sia inerente alla programmazione che agli investimenti, è cresciuto del 160%: sono quasi 300 le sale che hanno richiesto i crediti di imposta. Non chiedetemi il motivo di questa crescita esponenziale. Ci sono più ragioni. Quella che mi convince maggiormente, avendo interloquito in questi mesi con molti responsabili delle nostre sale, mi sembra sia quella di una riscoperta, in un momento complicato e difficile come questo, di un senso di profonda appartenenza alla propria comunità locale, declinata nelle sue varie componenti laiche e religiose. Questo è quello che è successo nei mesi scorsi. E ora cosa succederà? Il Governo ha promesso per i mesi a venire altri aiuti per le sale, sapendo che la loro ripartenza sarà molto difficile almeno fino a quando non sarà messo a disposizione per tutti un vaccino. Inoltre, le manifestazioni al chiuso sono anche psicologicamente complicate per il pubblico. Più di un esercente raccontava che questa estate, in caso di pioggia durante le proiezioni in arena, alcuni spettatori si rifiutavano di entrare in sala al chiuso e preferivano tornarsene a casa, anche se i protocolli di sicurezza in sala fossero stati collaudati e approvati dal Comitato tecnico scientifico (CTS). Il pubblico va aiutato a rifrequentare la sala. Si dovrebbe valutare se sia necessario, in questa fase della pandemia, passare da aiuti a pioggia a investire su una leva che incrementi la domanda. Una volta salvata la sopravvivenza delle strutture – e qui sono sicuramente lodevoli la sospensione dell’IMU per le sale dove il gestore coincide con la proprietà e la cassa integrazione che ha salvato posti di lavoro – va favorita la domanda sia in relazione al prezzo che ai servizi resi. Il pubblico, lo spettatore deve essere rimesso al centro dell’interesse della sala assiame alla promozione dei film. In prospettiva questo forse potrà fare la differenza tra aiuti “buoni” e aiuti “cattivi”.

Altro aiuto “buono” è certamente il sostegno all’innovazione tecnologica, che non interessa solo unicamente l’acquisto di apparecchiature digitali, ma comporta soprattutto un cambiamento nei processi economici, che influiscono direttamente anche sui processi comunicativi e nelle relazioni che regolano la filiera cinematografica.

E ora veniamo a casa nostra. Qui più che di aiuti dovremmo parlare di “pastorale”, parola/concetto non sempre chiarissimo e spesso usato per confondere le acque e rivestire quello che facciamo in ambito ecclesiale con un’aurea di autorevolezza. Ricordo che alla fine siamo sempre in ambito economico… nei testi ecclesiastici si parla spesso di “economia della salvezza” (sic).

Anche qui esiste una pastorale “cattiva” e una pastorale “buona”. Una pastorale “cattiva” è quella che identifica l’operato della chiesa – e quindi anche della Sale della Comunità – con interventi di tipo “contenitivo” e di salvaguardia dell’esistente, dimenticando che la missione delle SdC non si esaurisce in ambito meramente catechetico e autoreferenziale, ma dovrebbe aprire la comunità ecclesiale al dialogo con l’uomo contemporaneo, pensato in carne e ossa così come lo si incontra nella vita di tutti i giorni.

Durante i mesi del Covid è uscito un libro del sociologo Franco Garelli dal titolo Gente di poca fede che indaga su come stia cambiando il rapporto degli italiani con la fede e la religione. Garelli dice che lo scenario religioso è in grande movimento in un paese in cui crescono l’ateismo e l’agnosticismo tra i giovani, i seguaci di altre fedi, si pongono nuove domande e si intraprendono nuovi percorsi spirituali. Viviamo in un’epoca che coltiva un’idea debole e plurale della verità: la religione certo non fa eccezione. Di conseguenza il legame cattolico si fa più esile, il Dio cristiano sembra più sperato che creduto, e la pratica religiosa manifesta tutta la sua stanchezza. Malgrado questo, il sentimento religioso resta vivace, anche se spesso il cattolicesimo è usato a difesa della tradizione a discapito della promozione dei valori evangelici. Ci troviamo davanti ad una popolazione che nonostante sia intrisa di sentimenti religiosi rimane sempre più disorientata e ondivaga nelle sue valutazioni morali. Giuliano Zanchi ricorda sottovoce che: “Mai come in questi momenti si può avere consapevolezza di quanto le nostre parole religiose siano consumate, estenuate dall’abuso. Ora non abbiamo che fossili verbali utili solo alla stratigrafia di un mondo scomparso”.

Una pastorale “buona” vede il bicchiere mezzo pieno, e si impegna per il credente anche se non è più praticante. Ricordo che dalla Ricerca effettuata dall’Università Cattolica già nel 2016 si evidenziava come l’80% del pubblico che frequenta le Sale della Comunità non frequenti la parrocchia. Capita ancora oggi di sentire dire, soprattutto per alcune manifestazioni teatrali di carattere religioso e per film un po’ “urticanti” (religiosamente scorretti), che quello spettacolo o quel film interessano solo chi non frequenta i sacramenti, giustificando questo con l’affermazione “non è un film o uno spettacolo pastorale”. Questa però è “cattiva” pastorale.

Gli sforzi nei prossimi mesi dovranno concentrarsi ancora una volta sui fondamentali della Sala della comunità, che dovranno essere, però, declinati senza seguire vecchi schemi. Questa sarà la vera sfida: pensare che una volta passata la nottata (adda passà ‘a nuttata) si ritorni alla vita come se nulla fosse successo sarebbe veramente nefasto. Per iniziare a rifletterci insieme siete tutti invitati alle prossime SdC Days 2020 che si terranno in modalità onlife dal 24 al 26 settembre.

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Sull'autore

Francesco Giraldo

Francesco Giraldo

Segretario Generale Acec