Venezia 75 Schede Cinema Filmcronache

DOMINGO (Clara Linhart, Fellipe Barbosa)

È il 1° gennaio del 2003 e il socialista Lula diventa Presidente del Brasile. Radio e tv preannunciano uno stravolgimento sociale, che preoccupa le grandi famiglie borghesi. Una di queste, nella stessa giornata, si riunisce per un barbecue in una dimora decadente nelle campagne del Rio Grande do Sul.

Tutto il film si concentra nelle poche (interminabili) ore di permanenza forzata nella tenuta, durante le quali emergono contraddizioni, segreti, tradimenti, intrighi, frustrazioni, collera.

C’è la matriarca Laura, acida e autoritaria, angosciata dalla possibilità di dover rinunciare al suo status sociale. Ci sono i tre figli maschi, due dei quali sposati con donne sull’orlo di una crisi di nervi, incapaci di intrattenere una conversazione equilibrata. Ci sono i nipoti, lasciati incustoditi e liberi per buona parte del tempo, che si divertono con travestimenti e filmini hard.

Ricorrendo a lunghi piani sequenza, i registi intendono travolgere lo spettatore in una spirale di eccessi tra grida, sesso e droga, confezionando una concitata commedia amara in cui la reunion familiare intergenerazionale diventa il pretesto per fotografare il Brasile in un momento storico-politico di radicale cambiamento.

Domingo – dicono gli autori – è un film sulla decadenza economica e morale della vecchia oligarchia, ignara di quale posto occupare in un paese in trasformazione. Domingo poteva intitolarsi ritratto di famiglia in Brasile, ma il titolo scelto alla fine usa l’allegoria del settimo giorno, quello del riposo, per evocare lo stato in cui i personaggi vivono. Per loro ogni giorno è uguale all’altro e il senso del tempo si perde insieme alle loro stesse vite”

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Marta Meneguzzo