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SHADOW (Zhang Yimou)

Il regista cinese Zhang Yimou (Leone d’argento per Lanterne rosse e Leone d’oro con La storia di Qiu-Ju e Non uno di meno) torna a Venezia con Shadow, cappa e spada epico, ambientato durante il periodo dei Tre Regni, dal 220 al 280 d.C.

La storia è quella di un uomo “ombra”, il perfetto sosia di un generale del regno, cresciuto fin da bambino come un soldato, per sostituirsi al suo padrone in una guerra violenta e sanguinosa e morire al suo posto. Intorno a Jing -l’ombra- e al suo doppio -il visionario generale- gravitano molte altre figure: un ambizioso sovrano e sua sorella, giovane principessa ribelle, la bellissima moglie del generale, tormentata dai segreti e in bilico tra realtà e fizione, e il corpo di guardia del regno sovrano. Tutti hanno un solo obiettivo comune: riconquistare la terra dal quale sono stati cacciati.

Intrighi di palazzo, segreti, tradimenti, menzogne portano avanti la narrazione di questo wuxia pan femminile, innovativo e spettacolare. Yimou sembra dirigere un film in bianco e nero, prediligendo una fotografia desaturata nei toni del grigio che riacquista colore solo con i volti dei personaggi. Le inquadrature, spesso quadro nel quadro, sono raffinate, costumi e ambientazioni ricercati, la caratterizzazione dei personaggi -con la netta contrapposizione tra uomini doppiogiochisti e donne tragiche- affascinante, regia, montaggio e messa in scena di grande impatto visivo ed emotivo e le musiche, con continui cambi di ritmo e intensità, tipicamente orientali.

La cultura tradizionale cinese emerge non solo grazie alla vicenda storica, ma anche attraverso la composizione dei disegni realizzati con la chine e a quella di scene spettacolari, che resteranno nella memoria di chi guarda, come la sequenza che vede i soldati fare l’ingresso nella città rivale, scivolando sull’acqua a bordo di speciali ombrelli costruiti con lame affilate e taglianti. E se anche l’impianto narrativo ha la forma di qualcosa di già visto, e non elude del tutto una certa stanchezza o noia, la cornice perfetta che ne delimita i confini aggancia lo spettatore e lo conduce fino alla battaglia e allo scioglimento finale di una vicenda intrigante e tecnicamente impeccabile.

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Marianna Ninni