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DRUM (Keywan Karimi)

Alla proiezione ufficiale di Drum, all’interno della Settimana della Critica a Venezia, la poltrona riservata al regista è rimasta vuota: il cineasta iraniano, autore del documentario Writing on the City che raccontava la storia contemporanea di Teheran attraverso i graffiti della città, non può infatti lasciare il paese a causa delle vicende giudiziarie che lo vedono protagonista.

Ma nonostante la condanna inflitta per offesa contro la sacralità islamica, l’attività artistica di Keywan Karimi non si ferma, e con questo film il giovane regista ci presenta un’altra immagine della città: possiamo affermare che in Drum la protagonista assoluta dell’opera è proprio Teheran.

Drum si presenta prima di tutto un’esperienza estetica: pur essendo il film strutturato intorno ad una narrazione, quest’ultima sembra quasi perdersi rispetto al complesso e ricercato impianto stilistico. Ciò che cogliamo è la vicenda di un avvocato che, una sera, riceve nel suo ufficio un uomo che gli consegna un pacco. Non sappiamo cosa contenga questo pacco, ma di certo diventa la causa di ulteriori incontri, perquisizioni, minacce, morte. I personaggi non hanno un nome e i dialoghi sono estremamente ridotti, a volte addirittura impercettibili perché coperti dai suoni. La narrazione frammentata e confusa lascia quindi necessariamente il posto alle potenti immagini in bianco e nero, ai movimenti lentissimi della camera a cui si alternano inquadrature realizzate da diversi angoli di ripresa, ai ritmi musicali. Più volte suoni e rumori naturali investono i gesti dei protagonisti e si combinano con il gioco di luci, conferendo un effetto quasi “sinestetico”.

Le ripetute inquadrature delle finestre confermano la continuità della desolazione dentro e fuori le case: gli ambienti sono squallidi, inverosimili e le strade sono svuotate e deformate. Dal primo all’ultimo minuto si respira un clima quasi apocalittico nella Teheran di Karimi, figlia dei conflitti e dominata dalla paura. Non c’è spazio per altro.

 

 

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Sull'autore

Marta Meneguzzo