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CANNES 77: QUALI FILM TENERE IN CONSIDERAZIONE PER LA SALA?
Una guida per gli esercenti le Sale della Comunità

Anora cannes 77 film

Paolo Perrone di Filmcronache consiglia i film presentati a Cannes 77 da seguire nel corso della stagione. I titoli più affini alle Sale della Comunità.

La difesa coraggiosa delle libertà individuali sotto regimi autoritari. L’indagine sulla condizione umana e la ricerca, nel mondo, di un proprio spazio esistenziale. L’importanza della memoria e la lezione del passato come tracce necessarie alla conoscenza del presente. Questi, in estrema sintesi, i contenuti tematici di alcuni dei film in concorso al 77° Festival di Cannes, già acquistati da società di distribuzione italiane (e, dunque, di prossima uscita sui nostri schermi), sui quali vale la pena soffermarsi. Non solo per il loro valore artistico, ma anche per la loro capacità di farsi strumento di riflessione su alcune questioni nodali del vivere contemporaneo.

The seed of the sacred fig

SEED OF THE SACRED FIG

Non c’è dubbio, ad esempio, che The seed of the sacred fig di Mohammad Rasoulof (Premio speciale della giuria) saldi insieme, con risultati assai significativi, denuncia civile e sguardo autoriale: girato in clandestinità, il film del regista iraniano, che ha scelto l’esilio volontario dopo la condanna a otto anni di prigione per attività giudicate sovversive, individua nelle donne (come sta realmente accadendo nel suo Paese) il motore del cambiamento e le speranze di un futuro democratico.

Descrizione palpitante e lacerante della società iraniana, osservata nel microcosmo familiare costituito da un padre appena nominato giudice inquirente, costretto a firmare ingiuste sentenze di morte, da una madre che, pur tra dubbi e reticenze, cerca di farsi punto di equilibrio tra consorte e figlie, e, appunto, da due ragazze adolescenti emotivamente coinvolte nelle grandi manifestazioni di protesta nelle strade di Teheran, The seed of the sacred fig (acquisito per l’Italia da Lucky Red), partendo dalla sparizione di una pistola, innesca un vortice di sospetti, interrogatori, intimidazioni e paranoie concentrate in altrettante ‘trattazioni’ cinematografiche: il family drama, il thriller psicologico, il pamphlet politico, addirittura il western. Con le vere immagini degli scontri e dei disordini, registrate dagli smartphone e poi diffuse in rete, a documentare la repressione delle forze dell’ordine basata su arresti e pestaggi.

A Lucky Red, che dal concorso di Cannes ha già trasferito in sala Marcello mio di Christophe Honoré e, dal Certain Regard, I dannati di Roberto Minervini, si deve anche l’acquisizione nel proprio listino di altri tre importanti titoli provenienti dalla Croisette: Grand tour, La plus précieuse des marchandises e Bird.

LEGGI – The seed of the sacred fig

Grand Tour

Grand Tour

Il primo, firmato dal portoghese Miguel Gomes (Premio alla miglior regia), girato in bianco e nero con inserti a colori, è un raffinato, erratico viaggio nel Sud est asiatico in grado di trasformarsi in un’affascinante riflessione sul vuoto esistenziale e sulla fuggevolezza delle relazioni affettive: dietro al continuo spostamento di un funzionario dell’Impero britannico, che nella Birmania del 1918 scappa ripetutamente dalla fidanzata, intenzionata però a ritrovarlo, si fa strada un cinema suggestivo ed elegante di stampo letterario, documentaristico e quasi etnografico, in bilico tra love story e on the road, con uno sguardo, tutto occidentale, sull’Estremo Oriente.

LEGGI – Grand Tour la recensione da Cannes 77

La plus précieuse des marchandises

LA PLUS PRÉCIEUSE DES MARCHANDISES

La plus précieuse des marchandises, invece, prima incursione nel cinema d’animazione per Michel Hazanavicius, adattamento dell’omonimo romanzo di Jean-Claude Grumberg, è una fiaba edificante ma non stucchevole, aggraziata da una grafica costituita da tratti semplici e leggeri. Elogio del potere salvifico dell’amore, incarnato in una bambina (per l’appunto “la merce più preziosa” del titolo) lanciata da un treno in corsa in una foresta sommersa dalla neve, in Polonia, durante la Seconda guerra mondiale, ritrovata dalla moglie di un rude boscaiolo e divenuta simbolo di speranza, il film di Hazanavicius, rispettando stile e spirito del testo di partenza, allunga l’elenco dei lungometraggi sulla Shoah. Un lavoro sulla memoria, sul bisogno di non dimenticare gli orrori della Storia.

LEGGI – La plus précieuse des marchandises la recensione da Cannes 77

 

Bird

Bird

Bird, inoltre, firmato dalla britannica Andrea Arnold, è un film dal solido impianto realistico-sociale con intriganti incursioni nel realismo magico. La storia di una dodicenne e di suo fratello maggiore, i cui genitori sono figure assenti e passive, mentre i loro figli lottano con i denti, facendo tanti sbagli ma imparando le dure lezioni della vita, è narrata con la consueta energia cinematografica, con camera a mano a ‘pedinare’ incessantemente la ragazza. Racconto di formazione scosso internamente dalle ruvidezze di un’adolescenza sbandata, Bird pulsa di autenticità e, trasportando lo spettatore nell’orizzonte emotivo della giovane protagonista, conduce, grazie alla potenza della fantasia, ad una possibile convivenza con la degradazione e la separazione.

LEGGI – BIRD L’OPERA-CERNIERA DI ANDREA ARNOLD

Anora

Anora cannes 77

Anche la Palma d’oro di Cannes 2024, Anora (distribuito da Universal), che parte da una dimensione esistenziale ‘periferica’, appare finalizzata, seppure in forma di commedia, farsesca e talvolta isterica, ad un preciso recupero valoriale: l’incontro di una giovane spogliarellista con lo scalmanato e incosciente rampollo di una ricchissima famiglia di oligarchi russi, nel night di Brooklyn dove lei lavora, è infatti il lungo preludio ad una conclusiva presa di coscienza. Nel ritorno ad una realtà del tutto anonima, dopo aver accarezzato il sogno di una vita agiata e senza pensieri, ci può essere spazio per gli affetti veri e non per quelli preconfezionati. Ed è qui, una volta cadute le maschere dell’american way of life, che il film borderline e disadattato di Sean Baker sembra poter trovare casa.

LEGGI – ANORA, la recensione da Cannes 77

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Sull'autore

Paolo Perrone

Giornalista professionista, critico cinematografico, curatore di rassegne e consulente alla programmazione, è direttore responsabile della rivista Filmcronache e autore di numerosi saggi sul cinema. Per Le Mani ha scritto Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica.

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