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IL CAMPIONE (Leonardo D’Agostini)
Un fenomeno del calcio a scuola di maturità

Christian Ferro (Carpenzano), 20 anni, è stato toccato dalla fortuna: ha un talento immenso giocando a calcio e questo gli ha portato ricchezza, popolarità e.. il non rispetto delle regole in misura esponenziale. Prototipo del genio e sregolatezza, dopo l’ennesima bravata il ragazzo – soprannominato CF24 – viene messo alle strette dall’A.S. Roma, la società di cui rappresenta la punta di diamante: se vuole continuare a giocare deve conseguire l’esame di maturità, dunque mettersi a studiare. Perché questo avvenga il presidente assume un docente (Accorsi) dall’aria alienata e dal portafogli vuoto, ma che sembra capace di gestire “il caso” Ferro. Inizialmente conflittuale, il rapporto fra i due “opposti” costituirà un sostegno reciproco e la nascita di un’amicizia. 

Romanzo di formazione par excellance, la commedia “esistenziale” dell’esordiente in lungo D’Agostini organizza il proprio discorso sui classici macrotemi legati al passaggio dall’adolescenza all’adulta: il rapporto con l’autorità, il rispetto delle regole, la gestione delle pulsioni. Il tutto, però, enfatizzato in proporzione alla specificità del “discente” che è famoso, ricco e viziato senza limiti né misure. Il Bildungsroman diventa dunque un viaggio dentro a un universo ove tutto è esagerato, ipertrofico, fuori controllo. D’altro canto, al polo opposto, è la figura del docente che non ha più nulla da chiedere alla vita dopo un grave lutto. L’incontro naturalmente è una bomba a orologeria che esplodendo diventa il punto di partenza di un racconto di sostegno reciproco, laddove i lati oscuri e le ferite nascoste sono portatori di rabbia – nel caso del giovane – e tormento – nel caso del prof. – diversamente espressi. Sullo sfondo il capitalismo del calcio miliardario sintomo di una società contemporanea istantanea e indifferente verso chi porta avanti valori diversi dal semplice accumulo economico, e che per questo abbandona in solitudine ciascuno dei due protagonisti che, alla fine, diventano il rovescio della stessa medaglia.

Dal punto di vista dello stile e del linguaggio adottati, il “deb” D’Agostini riesce a mettere in piedi un’opera credibile, a tratti spassosa (per i parossismi mostrati) e ad altri riflessiva, con il classico viaggio dell’Eroe in mezzo a mille sfide, fra cadute e ricadute. I modelli sono chiarissimi, partendo dai maestri della commedia all’italiana “di formazione” e “d’amicizia” (fra cui spicca dichiaratamente Dino Risi) e arrivando al più recente Francesco Bruni per i suoi Scialla e Tutto quello che vuoi (in cui non a caso ha lanciato Carpenzano in un ruolo simile) ma anche al cinema anglosassone e francese. Prodotto dai giovani ma già affermati colleghi Matteo Rovere e Sydney Sibilia, Il campione lavora con attenzione sull’equilibrio complessivo della struttura e delega – giustamente – i suo momenti forti alla bravura di Andrea Carpenzano e Stefano Accorsi, perfettamente assortiti fra loro.

Regia: Leonardo D’Agostini

Cast: Stefano Accorsi, Andrea Carpenzano, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Camilla Semino Favro, Massimo Popolizio

Italia, 2019

Durata: 105′

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.