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LES CHOSES HUMAINES (Yvan Attal)
Un film come un saggio

Al centro di Les choses humaines, il cui titolo internazionale è The Accusation, c’è una denuncia per presunto stupro e tutto il conseguente processo in cui le due parti si affrontano senza esclusione di colpi. Il film segue uno schema molto chiaro, così chiaro da perdere di vista i personaggi e persino i fatti: ha un’impostazione saggistica, come se i personaggi diventassero funzione di un discorso stabilito a priori.

Abbiamo quindi il presunto violentatore che viene da una famiglia ricca, il cui padre è un famoso presentatore televisivo strafottente e donnaiolo, e la cui madre è una famosa opinionista su temi come – guarda caso – il femminismo e lo stupro; e la presunta vittima che proviene da una famiglia in cui la madre è un’ebrea ortodossa con regole molto rigide anche in ambito sessuale, e il marito l’ha lasciata per andare a convivere – guarda caso – con la madre del ragazzo che sarà accusato di violenza.

È evidente perciò che l’intreccio è un pretesto per parlare del rapporto tra uomo e donna e di come la condizione sociale sia determinante anche nella percezione della sessualità. Ma quando i personaggi diventano semplicemente funzioni di un discorso, perdono di credibilità e spessore e impediscono allo spettatore di entrare in empatia con loro. Così il fatto che il ragazzo sia gentile, elegante e promettente negli studi, serve a dimostrare che da chiunque può arrivare un gesto di violenza al di là della condizione sociale (come si dice esplicitamente in un dibattito alla radio all’inizio del film), oppure che la ragazza sia sessualmente repressa dalla madre serve a farne la vittima ideale non della violenza ovviamente ma degli attacchi subiti al processo. E lo stesso si potrebbe dire di ognuno degli altri personaggi. E quando i personaggi sono idee non possono essere vivi, non possiamo percepire i loro sentimenti, non possiamo patire con loro. A quel punto, meglio leggere un buon saggio.

 

LES CHOSES HUMAINES
Regia di Yvan Attal
Con Ben Attal, Suzanne Jouannet, Charlotte Gainsbourg, Pierre Arditi, Mathieu Kassovitz, Benjamin Lavernhe, Audrey Dana, Judith Chemla
Francia, 2021
Duratsa 138′

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Sull'autore

Alessandro Cinquegrani

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