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COLLISIONI: IL CINEMA CHE SFIDA IL TEMPO
Il grande schermo alla ricerca del “punto di non ritorno”

Salti nel vuoto, dilazioni forzate, retromarce vertiginose: la ricerca sul grande schermo del “punto di non ritorno”, dalle regressioni e progressioni verso l’entropia invertita di Tenet, firmato da Christopher Nolan, al complesso rapporto tra coscienza e cronologia in Sto pensando di finirla qui di Charlie Kaufman

Perché è finita?
A quel punto non si può tornare indietro.
Non si può mai tornare indietro.
Sto pensando di finirla qui (Charlie Kaufman)

Nell’arte dell’immagine in movimento il racconto del tempo è materia connaturata alla sua invenzione. La fascinazione esercitata nello spettatore cinematografico dal viaggio nella dimensione temporale è pari solo allo stupore di vedere l’invisibile, di accettare la plausibilità dell’impossibile, di assistere alla messa in forma dell’immateriale: tutte prerogative del cinema che ne definiscono l’essenza della “magia visionaria”.

La manipolazione del tempo è, tuttavia, la più seducente delle narrazioni audiovisive perché coinvolge direttamente il senso del nostro esistere, portandoci oltre la deperibilità biologica con tutte le conseguenze filosofico/spirituali che pertengono alla tensione d’immortalità. E in quella peculiare capacità del cinema, lucidamente ricordata da Andrej Tarkovskij, “di cogliere e rendere il passaggio del tempo, per fermarlo, quasi a possederlo in infinito”, si innesca l’esperienza della sospensione che interroga la coscienza, specie in momenti della Storia come quello contemporaneo afflitto da una pandemia planetaria. Ogni (rel)azione finora considerata ‘normale’ all’improvviso è stata messa in discussione, la percezione del tempo non è mai stata così vicina alla sua natura relativa e, mai come ora, la domanda aperta sul futuro si tinge di inquietudini.

Una sola certezza regna sovrana: gli accadimenti in corso lasceranno tracce endemiche sul futuro degli esseri umani, tracce capaci di solcare effetti più veritieri dell’effimere promesse che “tutto tornerà come prima”. E’ chiaro, infatti, che non sarà così. Ciò che stiamo vivendo segna un punto di non ritorno sul piano dei valori, dei simboli e delle percezioni, producendo paradigmi cognitivi tuttora in fieri. E mentre il cinema e le arti tutte – di per sé profetiche – stanno già rivelando nuovi universi creativi, anche l’approccio ermeneutico nei loro confronti è condizionato, al punto di leggere quei sintomi di mutazione già tra le righe di alcune opere di poco precedenti all’espansione virale.

Ecco che la suddetta manipolazione del tempo operata da certa narrazione audiovisiva assume una pertinenza eccezionale: ogni rottura della linearità cronologica sembra ‘esporci’ alle imprevedibilità del nostro presente, al caos di pensieri affastellati e incoerenti come universi paralleli e convergenti, accelerati e rallentati, centripeti e centrifughi. Salti nel vuoto, dilazioni forzate, retromarce vertiginose, reiterazioni labirintiche, collisioni ‘fatali’ dentro a organizzazioni strutturali, linguistiche e chiaramente immaginifiche che sembrano concorrere verso un unico obiettivo: indicare quel punto di non ritorno. Un cortocircuito da cui l’essere umano per sua natura vuole fuggire, rimuovere, negare benché consapevole che il destino di morte non risparmi alcuno.

Vuoi si tratti di un buco nero, di un loop temporale, di uno stato onirico o di coma, del fenomeno di invecchiamento precoce: la storia della letteratura fantascientifica e fantasy/horror – seguita dal cinema – esonda di points of no return organizzati nell’ambito di viaggi temporali con ricadute simbolico-metaforiche; ad essi si accompagno altrettante ‘invenzioni’ escogitate dalla mente umana (e quindi tradotti in letteratura, arti visive…) per tentare una (disperata) fuga o resistenza: dal ritrovamento di una pietra filosofale a un demoniaco ritratto o elisir di eterna giovinezza, passando per una macchina o portale che faccia retrocedere (o avanzare) nel tempo, se non per sostanze allucinogene o bacchette magiche. Quando non si tratti di un semplice bisturi nelle mani di un geniale chirurgo tossicodipendente del primo ‘900 che decida di sottoporsi ad auto-intervento chirurgico per sfidare le leggi della medicina, in sintesi della vita: il riferimento è all’esemplare crash tra la vita e la morte messo in performance nell’episodio conclusivo (This Is All We Are) della serie televisiva The Knick (USA 2014/2015) diretta dal talento di Steven Soderbergh. Per quanto la citazione non rimandi a un’opera sulla manipolazione del tempo, sembrava utile rivisitarla quale superbo, invano e fatale tentativo dell’uomo di ‘toccare’ Dio.

Il dispositivo audiovisivo è teso, per sua natura, a moltiplicare e complessificare le dimensioni temporali riflettendo i misteriosi viaggi del pensiero umano, fra ricerche del tempo perduto o profezie di un futuro da costruire: “Il cinema non presenta solo delle immagini, le circonda di un mondo. Per questo ha cercato molto presto circuiti sempre piщ grandi che unissero un’immagine attuale a immagini-ricordo, immagini-sogno, immagini-mondo”. [1]

Regressioni e progressioni verso l’entropia invertita di Tenet

La domanda è: il futuro può rispondere?
(Tenet, Christopher Nolan)

Agganciato a quello di eterna giovinezza, il grande ‘sogno proibito’ dell’essere umano è quello di invertire la linea del tempo. Il cinema (e letteratura) si è fatto carico della tentazione di rivisitare il passato per costruire un futuro diverso, spesso incurante di incorrere nel paradosso del nonno[2], come da serissima definizione della scienza. Ma la fantasia può sovvertire la scienza, così come modificare il corso della Storia e delle storie, avvallando un Ritorno al futuro divenuto cult[3], come pure dei Timeless seriali[4].

La regressione fino alle origini del tempo è una delle ossessioni condivise, tanto da giustificarne un sottogenere nell’ambito della science-fiction. …
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[1] Gilles Deleuze, Limmagine-tempo. Cinema 2, ed italiana Ubulibri 1989, p. 82
[2] Uccidere il proprio nonno nel passato preclude l’esistenza dell’assassino stesso.
[3] Back to the Future, regia di Robert Zemeckis, USA 1985. Dato il successo del film è stata creata un’omonima trilogia con sequel nel 1989 e 1990.
[4] Timeless, serie tv NBC/Fox, 2 stagioni (2016/2018), showrunner Eric Kripke.

 

 

 

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.