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Les Garçons sauvages (Bertrand Mandico)

Les Garçons sauvages

Presentato come il film scandalo della Settimana Internazionale della Critica 2017, Les Garçons sauvages si pone anzitutto come un prodotto tanto audace quanto astratto e lontano dal reale.

Volutamente inattuale a partire dall’ambientazione di inizio ‘900 e dalla sua costruzione estetica, la pellicola vede protagonisti un gruppo di ragazzacci appartenenti ad una classe borghese deteriorata, violenti e depravati, o meglio «intossicati dai desideri più oscuri», come afferma lo stesso regista.

Guidati da una sorta di spirito sovrannaturale, che li conduce ad uno stato di “trance erotica”, un giorno i cinque adolescenti stuprano e uccidono la loro insegnante di letteratura. Nel tentativo di essere rieducati, vengono affidati ad un capitano olandese e caricati a bordo di un vascello, dove vivono per settimane in condizioni estreme e vengono sottoposti a pesanti maltrattamenti fisici e psicologici.

La meta del viaggio è un’isola misteriosa, che allude chiaramente a quella narrata da Jules Verne: una terra esotica senza tempo e senza storia, in cui la vegetazione è animata e sessuata.

In quest’isola che inquieta e affascina allo stesso tempo, avviene però qualcosa di sconcertante e minaccioso: gli individui di sesso maschile vengono sottoposti ad una metamorfosi fisica (o meglio, quasi meccanica) e trasformati in donne.

Per il suo primo lungometraggio, Mandico sceglie atmosfere surrealiste e spettrali, immagini in bianco e nero, tecniche di sovrapposizione arcaiche, per un risultato grottesco che dal punto di vista dei contenuti sembra incapace di affrontare con criticità la necessità umana del desiderio e del piacere, tema centrale della pellicola.

Se il film è forse apprezzabile – dai più preparati – come sperimentazione visiva ed esercizio di distacco dai linguaggi contemporanei del cinema, assai più difficile risulta scorgere nuove prospettive sul paradigma dell’identità maschile e del suo rapporto con l’alterità.

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Marta Meneguzzo