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NUREYEV – THE WHITE CROW (Ralph Fiennes)
Una leggenda in punta di piedi

Dall’infanzia sofferta nella gelida città di Ufa alla scuola di danza di Leningrado: perfezionista, dispotico, provocatorio e ribelle, a 22 anni Rudolf Nureyev fa parte della prestigiosa compagnia di balletto Kirov, con la quale, al suo primo viaggio al di fuori dell’Unione Sovietica, va in tournée a Parigi nel 1961. I dirigenti del Kgb, però, marcano stretto il talentuoso ballerino, diffidando del suo comportamento anticonformista e della sua amicizia con Clara Saint, fidanzata del figlio di André Malraux, ministro della cultura francese…

Tre piani temporali (la nascita sulla carrozza di un treno della Transiberiana e la dura infanzia con la madre, negli anni ‘40; le lezioni sotto lo sguardo paziente del maestro Alexander Pushkin, a metà degli anni ‘50; la scoperta di Parigi e dell’Occidente, nella primavera del 1961, e la richiesta di asilo politico in piena “guerra fredda”), un unico, rispettoso e ammirato sguardo su Rudolf Nureyev. Uno sguardo, quello di Ralph Fiennes, che alla terza regia conferma la sua vocazione di autore sensibile e colto, proteso a restituire, nel suo cinema, tutta l’ammaliante profondità dell’arte.

La figura di Nureyev non poteva prestarsi meglio, a tale compito, incarnando in una gestualità “rivoluzionaria” l’atto fondativo della danza moderna e riassumendo in sé temperamento anarchico, insofferenza alle restrizioni imposte e istinto di libertà individuale. La voracità di conoscenza a tutto campo con cui la sceneggiatura di David Hare plasma la psicologia del “tartaro danzante” (alla sbarra, sulle punte, sul palcoscenico, ma anche nelle passeggiate lungo la Senna e nelle gallerie del Louvre) è la nota dominante di un film diligente e appassionato, mai fuori misura, nonostante le reiterate intemperanze e lo spiccato egocentrismo del protagonista, interpretato con felice aderenza al ruolo ed estrema somiglianza fisica dal ballerino russo Oleg Ivenko. Picasso, Matisse, Rodin non bastano a sfamare quel “dovere di vedere tutto” che, insieme all’osservazione della Zattera della Medusa di Théodore Géricault, è per Nureyev linfa vitale. Biopic classico e, allo stesso tempo, personale, The white crow non brilla per esuberanza registica o effervescenza narrativa, ma nel suo rimanere sottotraccia, senza esasperare toni, caratteri e atmosfere, arriva a raccontare una leggenda della danza con piena consapevolezza e apprezzabile puntigliosità.

Regia: Ralph Fiennes

Nazionalità: GB

Durata: 122’

Interpreti: Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Chulpan Khamatova, Ralph Fiennes, Aleksey Morozov

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Sull'autore

Paolo Perrone

Paolo Perrone

Giornalista professionista, autore per Le Mani di "Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica", ha scritto numerosi saggi sul cinema e collaborato con alcuni dei più autorevoli periodici russi. È membro di giuria dei David di Donatello.