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PEARL (Elsa Amiel)

Lèa Pearl si sta preparando alla finale di un campionato europeo di bodybuilding femminile. Per farle ottenere il prestigioso titolo di Miss Heaven, il suo allenatore le mette addosso una forte pressione psicologica, ricorrendo anche ad atteggiamenti dispotici e invasivi.

Un paio di giorni prima della gara, all’interno dell’hotel in cui si svolge la competizione, Lèa incrocia l’ex compagno Ben con il figlio Joseph, avuto sei anni prima, che di fatto non conosce. Ben le chiede di occuparsi del bambino per qualche ora. Trovando resistenza da parte di Lèa (“non erano questi gli accordi” gli rinfaccia l’atleta) decide di lasciarlo comunque all’hotel.

Trovandosi per la prima volta ad avere a che fare con un figlio, Lèa si ripensa come donna e madre, alzando finalmente lo sguardo oltre il mondo chiuso che frequenta. Colpisce il contrasto netto fra una madre dal corpo muscoloso –- costruito con uno stile di vita rigidissimo – e la presenza tenera e spontanea del figlioletto, che paragona la donna ad un’eroina dei supereroi. E mentre nel corso del film lo spettatore conosce la vera identità della protagonista, che in realtà si chiama Julia, la donna può far riaffiorare un istinto quasi “primordiale” di protezione nei confronti del figlio.

Come tanti altre pellicole presentate a Venezia75, anche Pearl è una storia tutta al femminile, che riflette sul ruolo della donna esaminando un ambiente sportivo non convenzionale, in cui il rapporto con il corpo si fa forzato ed estremo.

Alla sua opera prima, la regista parigina Elsa Amiel cura la fotografia e i dettagli visivi, sfruttando il potere delle immagini per porre l’accento sulle contraddizioni e i contrasti dell’ambiente che racconta.

 

Pearl
di Elsa Amiel
Svizzera, Francia
2018
durata 82′

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Marta Meneguzzo