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Un SILENCE speciale
Focus interviste e recensioni attorno al capolavoro di Scorsese

Un Silence da vedere e rivedere per cogliere in pienezza quei trent’anni serviti a Martin Scorsese per mettere al mondo il suo ultimo film dedicato ai “cristiani giapponesi e ai loro pastori” e tratto dal romanzo dello scrittore giapponese cristiano Shusaku Endo del 1966.

Vi segnaliamo varie possibilità di approfondimento:

  • la recente intervista di Padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, allo stesso regista che a 360 gradi dialogo attorno al film e alla spiritualità di Scorsese:

//www.laciviltacattolica.it/articolo/silence-intervista-a-martin-scorsese/

  • la video recensione di Silence di Paolo Perrone direttore di Film Cronache, la rivista dell’Ancci che collabora settimanalmente con il nostro sito:

//www.saledellacomunita.it/silence-martin-scorsese/

  • qui la recensione di don Alessio Graziani direttore Comunicazioni Sociali diocesi di Vicenza e delegato Acec Triveneta:

E’ forse davvero il silenzio il protagonista dell’ultimo atteso film di Martin Scorsese Silence (Stati Uniti 2016). C’è innanzitutto il silenzio di padre Ferreira che da molto tempo non fa avere notizie di sé al proprio ordine religioso e che si teme abbia rinnegato la propria fede per non essere più sottoposto a indicibili torture. C’è poi il silenzio quasi totale che caratterizza la colonna sonora di questo film in cui le musiche extradiegetiche che in genere impreziosiscono i film di Scorsese lasciano volentieri il posto ai suoni e ai silenzi di una natura bella e severa. Ma c’è soprattutto il silenzio di Dio, di un Cielo che sembra restare muto davanti alle domande e agli interrogativi dei tre gesuiti inviati nel misterioso Giappone nella prima metà del XVII secolo ad annunciare Cristo, ma più ancora a confrontarsi sulla propria fede e sulle proprie motivazioni.  Tratto dall’omonimo romanzo di Shusaku Endo, narratore giapponese convertitosi al cattolicesimo durante l’adolescenza, Silence racconta alcune tra le più sofferte pagine del tormentato rapporto tra il cristianesimo e la cultura nipponica, ma diventa per Scorsese anche l’occasione per riflettere sul mistero che ogni vocazione religiosa porta con sé. “Da tanti anni – ha dichiarato il regista in una recente intervista – avevo in mente di fare un film su un prete. Un prete che avesse ricevuto la chiamata, ma che doveva fare un passo in più per superare il proprio ego e il proprio orgoglio spirituale. Perché il proprio gregge viene sempre prima di queste cose. Girando Silence mi sono reso conto che padre Rodrigues è quel prete, che abbandona la fede per poi ritrovarla purificata”. Già perché Scorsese attraverso questo racconto ci porta a riflettere su come la fedeltà assoluta al proprio credo possa diventare un atto d’orgoglio, mentre l’apostasia da grave peccato possa rivelarsi in realtà supremo gesto d’amore. Il silenzio e i tormenti interiori dei tre gesuiti rimandano al dramma di un altro film che volle indagare sul mistero e la solitudine della vocazione sacerdotale, il celebre Diario di un curato di campagna firmato nel 1950 da Bresson. Ma qui il dramma interiore diviene anche film di azione, capace di mantenere alta  l’attenzione dello spettatore per le oltre due ore e mezza della propria durata. Un film di straordinaria forza morale per attori, dialoghi, costumi e scenografia. Un film capace sicuramente di porre interrogativi e di affascinare, ponendo anche e non da ultimo  l’interrogativo sempre attuale sul dialogo tra culture diverse e l’inculturazione dell’evangelo.

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Sull'autore

Arianna Prevedello

Scrittrice e consulente, opera come animatore culturale per Sale della Comunità circoli e associazioni in ambito educativo e pastorale. Esperta di comunicazione e formazione, ha lavorato per molti anni ai progetti di pastorale della comunicazione della diocesi di Padova e come programmista al Servizio Assistenza Sale. È stata vicepresidente Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) di cui è attualmente responsabile per l’area pastorale.