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VERSO ASCOLI PICENO
Il nuovo cammino de I TEATRI DEL SACRO

teatri del sacro

A partire da quest’anno, il progetto de I Teatri del Sacro, che dal 2008 indaga (su iniziativa della CEI e di Federgat) le relazioni fra la scena e la spiritualità, presenta un’importante novità: la quinta edizione del Festival, prevista dal 5 all’11 giugno, non si svolgerà più, come è stato finora, a Lucca, ma ad Ascoli Piceno. Una scelta sofferta, a lungo meditata. Non è stato facile, infatti, lasciare l’incanto della ‘città delle cento chiese’, con la cerchia intatta delle sue splendide mura, il ‘fillungo’, il reticolo delle piazze e delle vie medievali, le torri, i palazzi, il Duomo, San Michele e soprattutto la suggestione degli spazi che in questi anni abbiamo utilizzato come location degli spettacoli: da San Cristoforo a San Giovanni, a Santa Maria dei Servi, all’Oratorio di San Giuseppe; dal Teatro del Giglio al Teatro San Girolamo, al Complesso di San Micheletto, fino al Real Collegio.

Luoghi indimenticabili, che hanno fornito al Festival de I Teatri del Sacro l’ambientazione ideale per far emergere le istanze progettuali che l’animavano: la riflessione contemporanea sul sacro, le domande della fede, l’urgenza della questione spirituale, il dialogo tra credenti e non credenti, gli interrogativi religiosi delle nuove generazioni di artisti, il confronto fra attori e spettatori.

Contenuti che hanno avuto modo di crescere e di interagire fra loro nella meravigliosa cornice lucchese, facendo del Festival, nato dal basso, senza particolari clamori, una delle realtà più vive e innovative del panorama teatrale italiano, grazie anche alle collaborazioni sul territorio attivate con la Diocesi, il Comune, le istituzioni locali e la Regione Toscana.

Tuttavia, nonostante il fascino di Lucca, abbiamo comunque deciso di cambiare, e, da un certo punto di vista, anche un po’ di rischiare, di lasciare il certo per l’incerto. Lo abbiamo fatto innanzitutto perché, nello spirito originario del progetto, vi era l’idea di dar vita a un evento dinamico, che non si identificasse totalmente con un luogo, ma fosse espressione di un respiro nazionale, capace di spostarsi periodicamente lungo tutta l’Italia, rinnovando di volta in volta, in posti diversi, il dialogo fra la scena, il sacro e la città. Inoltre, alla luce dei notevoli riscontri di pubblico e di critica ottenuti in questi anni, ci sembrava importante utilizzare questo patrimonio di notorietà al servizio di altre città storiche italiane, altrettanto ricche di fascino e bellezza, ma magari meno note e frequentate di Lucca.

Ascoli e la sua veste bianca
Per tutti questi motivi, nella primavera dello scorso anno, dopo lunghe riflessioni, la scelta è caduta su Ascoli Piceno, che, d’altra parte, aveva da tempo segnalato, attraverso la Diocesi, la sua candidatura. Nonostante sia meno conosciuta della città toscana dal grande pubblico, Ascoli è infatti un vero gioiello segreto di arte e cultura. Nella sua luminosa veste in travertino bianco, si presenta come una città d’arte di primissima importanza, custode di opere e beni architettonici di straordinario valore e impatto scenico: dalla cattedrale di Sant’Emidio, con l’adiacente battistero del XII secolo, al complesso monumentale del Palazzo del Comune e dell’Arengo, che si aprono sull’omonima piazza, per passare poi all’incanto di Piazza del Popolo, con il Palazzo dei Capitani, il Caffè storico Meletti e la chiesa di San Francesco, con il suo meraviglioso chiostro. E ancora le chiese romaniche di San Vincenzo e Anastasio, San Gregorio Magno, San Pietro in Castello, Sant’Agostino; l’anfiteatro romano, Porta Romana, Forte Malatesta, le suggestive ‘rue’ (vicoli) e le piazzette del centro; e infine lo splendido Teatro Ventidio Basso e il capolavoro ottocentesco del Teatro dei Filarmonici, fresco di restauro.

Ascoli Piceno, inoltre, al pari di Lucca, è una città che riflette in ogni sua parte i profondi legami col sacro e la spiritualità: non solo per la presenza diffusa e la bellezza delle sue chiese, ma anche per la sua storia, radicata nella spiritualità medievale e nel silenzio della religiosità monastica. Il luogo perfetto, dunque, per ipotizzare l’immediato futuro del Festival, anche perché, nella sua collocazione un po’ marginale e nascosta rispetto ai grandi flussi turistici, Ascoli Piceno costituisce un approdo particolarmente favorevole per valorizzare a pieno l’eccellenza culturale e artistica dell’evento, incrementando le potenzialità attrattive della città marchigiana, cuore del dialogo fra la scena e la spiritualità.

Il teatro, per la comunità dopo il sisma
Non si deve tuttavia prescindere, in questa nuova avventura de I Teatri del Sacro, dal dramma del terremoto. Quando si verificò la prima tremenda scossa di Agosto avevamo da poco condotto i sopralluoghi iniziali, per identificare gli spazi più idonei per gli spettacoli (teatri, chiese, piazze, chiostri). Come spesso accade in simili circostanze, la prima reazione fu quella di fare un passo indietro: non tanto per la paura o le eventuali difficoltà di realizzazione del Festival, ma per lasciare spazio all’emergenza, alla priorità dei soccorsi, all’urgenza della ricostruzione.

Tuttavia, dopo lo smarrimento iniziale, è maturato in noi un sentimento diametralmente opposto, che ha rafforzato la convinzione di dover essere presenti ad Ascoli con il progetto del I Teatri del Sacro. Dopo i terribili momenti della morte e della distruzione, non si tratta infatti solo di ricostruire le cose materiali (case, scuole, edifici pubblici, chiese, strade…), ma anche i sentimenti e l’anima delle persone che sono state coinvolte nella tragedia e colpite nei loro affetti più cari. Ricostruire significa dunque avviare un processo interiore, individuale e collettivo, di elaborazione del lutto, di superamento del buio e del dolore: di quella paura che immobilizza, che pietrifica i cuori nel ricordo del passato.

In questo delicatissimo processo di rinascita e di speranza, il teatro può certamente rappresentare uno strumento formidabile di comunicazione, trasformazione e coesione sociale: tre le sue caratteristiche fondamentali vi è infatti quella di favorire il passaggio tra il mondo reale della quotidianità (la vita) e il mondo possibile del cambiamento (la scena), rendendo così visibile e praticabile, nel dialogo fra attore e spettatore, l’orizzonte simbolico dei desideri e delle paure, individuali e collettive.

Il teatro dunque, come spazio privilegiato per manifestare (e quindi esorcizzare) i fantasmi dell’angoscia e della frustrazione, lasciando spazio a sentimenti di speranza e coesione sociale, nella prospettiva di rafforzare un immaginario collettivo capace di ricucire i vincoli comunitari di solidarietà e di appartenenza al territorio.

Sostenuta da questi presupposti, la Federgat non solo ha rinnovato la sua ferma volontà di essere presente ad Ascoli con il Festival I Teatri del Sacro, nel giugno di quest’anno, ma ha scelto di anticipare la collaborazione con la città, realizzando, in occasione del Natale, con il sostegno del Comune e della Fondazione Cariplo, l’evento Firmamento: quel silenzioso desiderio di stelle. Due installazioni di luce, una ad Ascoli (nel chiostro di San Francesco) e una ad Arquata del Tronto, realizzate dall’artista Marcello Chiarenza con materiali poveri (tronchi di frassino, reti da pesca, frammenti di specchi rotti), a rappresentare un cielo di stelle che si rifrange sulla terra, proteggendo la vita che rinasce, proprio come nella simbologia del Natale, festa della luce e della nuova vita nel periodo più buoi e freddo dell’anno. Due fuochi luminosi che nella notte si parlavano a distanza, rendendo vivo il segno della solidarietà, della speranza e della ricostruzione.

Comincia dunque così, con un’accensione luminosa nel cuore della notte, con un gesto simbolico che guarda al futuro, il nostro cammino verso Ascoli Piceno, per testimoniare, ancora una volta, il valore, etico oltre che estetico, del teatro come strumento di prossimità, di incontro e di condivisione con un pubblico che, prima di essere un insieme di spettatori, è una comunità di cittadini.

 

(Articolo pubblicato su SdC – Sale della Comunità n. 1/2017. Registrati qui per leggere e scaricare gratuitamente la rivista)

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Sull'autore

Fabrizio Fiaschini