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YOU WILL DIE AT 20 (Amjad Abu Alala)

You will die at 20 é il primo film del Sudan a essere presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.

È un’opera prima intrisa di realismo che racconta la storia di Muzamil, al quale lo stregone del villaggio profetizza alla nascita un destino drammatico: il ragazzo morirà prematuramente il giorno in cui compirà vent’anni.

L’esistenza di Muzamil diventa allora un angosciante conto alla rovescia, scandito dai segni incisi sul muro da parte della madre, prigioniera della paura e della vergogna.

Muzamil trascorre l’infanzia nell’emarginazione: dal momento che nulla potrà durare a lungo, la sua vita è una continua rinuncia, persino al semplice gioco con i coetanei. Anche il padre lo abbandona, incapace di sostenere tanto l’idea della perdita quanto il giudizio lapidario del villaggio.

Quando l’insegnante di scuola convince la madre a mandarlo a studiare il Corano, Muzamil rivela talento e intelligenza. L’uscita dall’isolamento domestico gli consente di approfondire il rapporto con Naima, che si innamora di lui (ma Muzamil potrà ricambiare il sentimento?) nonché di conoscere Suleiman, che ha girato il mondo con una macchina da presa.

L’incontro tra il protagonista e le immagini di “ciò che sta fuori” raccolte da Suleiman aprono di fatto ad una meta-riflessione sul valore del cinema, come veicolo di cultura e conoscenza.

La regia procede in modo lineare con il sostegno di una fotografia calda ed eloquente, consentendo allo spettatore un incontro ravvicinato con i volti e i costumi di un villaggio africano che si alimenta della propria superstizione.

Queste le parole del promettente regista: «Muzamil è uno di noi, uno dei tanti costretto nel ruolo che la società gli ha affibbiato! (…) Per certi versi Muzamil trascorre la sua vita pagando il prezzo per tutti quelli intorno a lui che credono in cose inesistenti, arrivando perfino ad abbracciare l’idea della propria morte. Il mio film è un invito alla libertà. Nessuno dovrebbe mai dirti: Muzamil, questo è il tuo destino, così è scritto e non puoi far altro che accettarlo. Scappa, ragazzo!»

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Marta Meneguzzo

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