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MIROIRS NO. 3 – IL MISTERO DI LAURA (Christian Petzold)
Oltre il corpo: anime in dialogo

A seguito di un incidente stradale, una giovane donna cerca e trova rifugio nella casa di una famiglia. La padrona di casa la accoglie con una naturalezza disarmante, come fosse una figlia attesa da sempre, senza sapere chi sia né avvertire il bisogno di chiederlo. In quella dimora appartata, sospesa tra silenzi e gesti quotidiani, la ragazza viene progressivamente “riconosciuta”, integrata, quasi restituita a un posto che sembrava già suo.

Semplice e lineare nella struttura narrativa, il nuovo lavoro del regista berlinese Christian Petzold conferma la sua attenzione per le ambiguità e i misteri che abitano la natura umana. Con una sottrazione quasi ascetica di mezzi – quattro attori, una casa, un’automobile, due biciclette – Mirrors n.3 – Il mistero di Laura costruisce uno spazio filmico rarefatto, dove ogni oggetto sembra vibrare di un’eco segreta. Al centro, la giovane Laura, interpretata da Paula Beer, ormai presenza ricorrente e ispirata nel cinema di Petzold, viene accolta e nominata figlia senza esitazioni. È proprio in questa sospensione dell’identità che si insinua il dubbio: siamo davanti a un mistery a sfondo soprannaturale? Perché queste due donne si “riconoscono”? Quale passato, quale perdita, quale desiderio agisce sotto la superficie? Senza indulgere in spiegazioni o svolte sensazionalistiche, Petzold lavora per sottrazione, lasciando che siano le pause, gli sguardi, le micro-variazioni del quotidiano a suggerire l’invisibile. Il suo consueto registro di realismo magico trova qui una forma particolarmente compiuta: i dialoghi sono pochi, apparentemente esaustivi, ma ciò che conta è ciò che resta fuori campo. E proprio nel “fuori campo” – inteso non solo come spazio invisibile dell’inquadratura, ma come zona rimossa della coscienza – il film dispiega la sua vibrazione più profonda. Mirrors n.3 – Il mistero di Laura è allora un film di fantasmi, ma non di presenze spettrali in senso orrorifico. Sono i fantasmi interiori, le identità mancate, i lutti non elaborati, che ciascuno custodisce nel proprio intimo. Petzold li accarezza con discrezione, fino a concedere loro una fragile possibilità di pace.

Sceneggiatura e regia: Christian Petzold

Cast: Laura Beer, Barbara Auer, Matthias Brandt

Durata: 86′

Germania 2025

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.

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