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TIENIMI PRESENTE (Alberto Palmiero)
Ricomincio dal cinema

Alberto, giovane regista disilluso, è convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli. Dopo anni trascorsi a Roma tra progetti incompiuti e attese frustrate, decide di tornare nella propria città natale. La provincia, con i suoi ritmi lenti e volti familiari, sembra offrirgli un rifugio, ma tra vecchi amici e nuove inquietudini riaffiorano i dubbi e i desideri accantonati: la domanda sul proprio futuro resta aperta, insieme al bisogno di dare un senso alla propria vocazione.

Premiato come miglior opera prima (sezione “Freestyle”) alla Festa del Cinema di Roma 2025 e prodotto da Rai Cinema e dalla Kavac Film di Marco Bellocchio, l’esordio nel lungometraggio di Alberto Palmiero si colloca nel territorio del racconto generazionale intimo, quello che privilegia il tono diaristico e una dimensione esistenziale dichiaratamente minimale. Tienimi presente segue infatti il percorso di un giovane uomo alle prese con l’incertezza sentimentale e professionale, in una quotidianità fatta di dialoghi, esitazioni e micro-eventi che aspirano a restituire il senso di uno smarrimento diffuso.

L’impressione è quella di un cinema che nasce da un desiderio sincero di raccontare la fragilità contemporanea senza sovrastrutture spettacolari. Tuttavia, proprio questa adesione immediata al vissuto finisce per rivelare tutti i limiti di un’opera ancora acerba e che manifesta la propria fragilità soprattutto nello script. La narrazione di Palmiero (che firma anche la sceneggiatura insieme a Davide De Rosa) procede infatti per accumulo di situazioni e conversazioni che raramente trovano un reale sviluppo drammaturgico, mentre la messa in scena si affida a un naturalismo che non sempre riesce a trasformare la spontaneità in forma compiuta.

I riferimenti appaiono evidenti. Il giovane autore di Aversa sembra guardare, da un lato, al primo Nanni Moretti, per quella tendenza a fare del sé materia narrativa, tra ironia e autoanalisi; dall’altro a Massimo Troisi, evocato nei tempi sospesi, nei silenzi e soprattutto nella goffaggine emotiva del protagonista. Ciò che in quei modelli era consapevolezza stilistica e costruzione rigorosa dello sguardo però, qui rimane spesso eco più che rielaborazione personale. Il rischio di derivatività è evidente, e il film fatica a emanciparsi da queste ombre ingombranti.

Sarebbe però riduttivo liquidare Tienimi presente come semplice esercizio imitativo. Vi si coglie infatti una sincerità non comune, una volontà di mettersi in gioco che attraversa tanto la scrittura quanto il lavoro attoriale. Alcuni momenti — soprattutto nei dialoghi più intimi — intercettano una verità fragile, un bisogno di riconoscimento non artefatto: sono passaggi nei quali il film trova la sua dimensione più autentica.

Il problema principale risiede nella mancanza di una reale tensione interna. L’oscillazione continua tra ironia e malinconia non si traduce in una vera trasformazione: il protagonista resta sostanzialmente immobile, e con lui il racconto. Anche sul piano formale la regia appare ancora in cerca di una cifra precisa; l’adesione al quotidiano non è sempre sostenuta da scelte visive altrettanto consapevoli, e il minimalismo rischia talvolta di risultare esile.

Tienimi presente è dunque un’opera che testimonia un’esigenza espressiva genuina benché non ancora pienamente maturata. Un film naïf, che lascia intravedere una sensibilità interessante, bisognosa però di maggiore disciplina formale e di un più deciso impianto autoriale. Se non convince del tutto, lascia comunque la percezione di un percorso possibile: quello di uno sguardo che, liberato dai modelli, potrebbe trovare una voce propria.

Regia: Alberto Palmiero
Interpreti: Alberto Palmiero, Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes, Elena Fattore, Carlo Palmiero
Italia, 2025
Durata: 80’

 

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Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).

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