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MR NOBODY AGAINST PUTIN (David Borenstein e Pavel Talankin)
Smascherare la propaganda

Il 33enne Pavel Talankin è un insegnante nella scuola della nativa Karabash, nella Russia meridionale al confine con il Kazakistan. Si tratta di uno dei territori più inquinati del mondo, ormai ridotto a luogo malsano e segnato da un paesaggio post-apocalittico. Da filmmaker, il suo ruolo è anche quello di organizzare eventi e tenere laboratori creativi per i ragazzi, che lo adorano e trovano in lui un’oasi di libertà e felicità. Tutto cambia con l’avvento della guerra russa in Ucraina. Il Cremlino ordina alle scuole di inserire eventi patriottici, modificando in tal senso anche l’impianto della didattica, specie quella legata all’insegnamento della Storia. Si tratta, di fatto, dell’ingresso della propaganda bellica negli spazi educativi: una modifica drastica di paradigma, destinata a mettere in pericolo le coscienze delle nuove generazioni, e non solo. Pavel, che comprende tutti i rischi del caso, cerca in rete un appoggio internazionale e viene così contattato dal filmmaker danese Borenstein. A lui il giovane maestro affiderà tutti i filmati di due anni di propaganda russa a scuola, dovendo tuttavia rinunciare a rimanere nel proprio amatissimo Paese e scegliendo la fuga, in esilio.

Una musica inquietante accompagna, nottetempo, un giovane munito di pala: deve nascondere qualcosa. Cammina furtivo mentre, dal telefono, una voce impartisce istruzioni. Dovrà partire con un biglietto di ritorno fittizio: il suo sarà un viaggio di sola andata.mInizia così, come una spy story dai toni horror, Mr Nobody against Putin, documentario premiato con l’Oscar, produzione ceco-danese nata in modo rocambolesco. Ciò che vediamo all’inizio è in realtà il finale. Riavvolgendo il “nastro”, seguiamo le gesta “eroiche” del protagonista e deus ex machina Pavel, mentre prova segretamente, dal suo piccolo studio nell’edificio scolastico, a compiere una missione tanto importante quanto pericolosa. La genesi sopra descritta del film è centrale per comprenderne il senso: l’opera non si limita a denunciare la propaganda russa, ma si configura come uno statement politico, militante e soprattutto morale ontro ogni propaganda bellica, e dunque contro ogni guerra. Ancora più grave quando a esserne vittime sono i giovani, (in)formati a diventare strumenti di menzogna e di futuri conflitti. Non servono molte parole alla riflessione di un testo emblematico, un documento testimoniale basato sull’osservazione che si traduce in re-azione: è sufficiente vedere e ascoltare ciò che Pavel ha raccolto e donato al mondo, insieme alla sua sofferenza di autentico patriota, profondamente legato alla propria cultura. La scelta dell’esilio, in un’Europa non precisata, resta infatti una ferita aperta, speculare a quella dei ragazzi mandati al fronte. Il film, da non perdere, è distribuito da ZaLab, collettivo fondato da Andrea Segre, e pone una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: “E io cosa farei se fossi Pavel?”

Regia: David Borenstein e Pavel Talankin

Repubblica Ceca, Danimarca 2025

Durata: 90′

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti Milanese, saggista, film programmer e critica cinematografica, collabora con Il Fatto Quotidiano e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha conseguito un MA in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 ha selezionato per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” e di cinema & cultura britannici per cui ha fondato l'associazione culturale Red Shoes. . Ha vinto il Premio Claudio G. Fava come Miglior Critico Cinematografico su quotidiani del 2020 nell’ambito del Festival Adelio Ferrero Cinema e Critica di Alessandria.