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AMERICAN DHARMA (Errol Morris)

Errol Morris ha un debole per gli uomini di un pezzo e non stupisce se dopo aver dialogato con Robert S. McNamara in The Fog of War e con Donald Rumsfeld in The Unknown Known, torni a occuparsi della pericolosa relazione tra potere, crimine e distruzione in America Dharma. Seduto di fronte a lui, in un capanno Quonset molto simile a quello in cui risiede Gregory Peck in Cielo di fuoco, c’è Steve Bannon, produttore cinematografico, giornalista, politico e inquietante ombra che ha decretato il successo di Trump alle scorse presidenziali e il fallimento di Hillary Clinton.

Il documentario è costruito attraverso un montaggio dinamico, un uso efficace della musica e continui cambi di inquadrature che riprendono Bannon da diverse angolazioni, quasi a volerci svelare attraverso le immagini i diversi lati o le mille sfaccettature e contraddizioni di questo personaggio, ma è soprattutto il dialogo tra due personalità dalle opinioni politiche incompatibili. Bannon si lascia provocare senza risultarne infastidito, ostenta sicurezza e non si vergogna del suo credo. Il politico, difatti, non nasconde l’intento di destabilizzare l’Europa, propaganda una politica dell’odio, non si preoccupa minimamente di essere paragonato al Satana di Paradiso Perduto, perché “è meglio regnare all’inferno, che servire in Paradiso” e si fa portavoce di una crociata globale molto vicina.

Per rendere il documentario più interessante, Morris ha persino chiesto a Bannon una lista dei suoi film preferiti – Sentieri selvaggi, Cielo di fuoco, Il ponte sul fiume Kwai, Falstaff – e utilizza alcune scene per creare un parallelismo tra le azioni e le opinioni dell’ex consigliere e gli eroi dei suoi film. Ripercorrendo le fasi principali della sua carriera, Morris lo invita a parlare della crescita di Breitbart, dei mesi finali della campagna di Trump, della strage di Charlottesville, del licenziamento, evento assolutamente positivo perché tassello di un naturale ordine delle cose fondato sul dharma – combinazione di dovere, fato e destino – un principio alla base di tutta la filosofia di vita dell’ex consigliere. Nonostante il dialogo sia sereno e il risultato finale intrigante, la percezione di trovarsi di fronte a un manipolatore dal linguaggio forbito e per nulla ignorante, trasmette una sensazione di inquietudine sia per via di un’ideologia che inneggia alla prevaricazione sia per l’influenza che quest’uomo sembra avere non solo negli Stati Uniti, ma persino in Europa.

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Marianna Ninni