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KING OF THE BELGIANS (Peter Brosens, Jessica Woodworth)

King of the belgians è una commedia sopra le righe, ricca di trovate narrative, costruita con la cifra stilistica del grottesco, architettata per delineare difetti, attese, peculiarità e follie della sgangherata Unione Europea.

Terzo passaggio veneziano per i due registi mitteleuropei Peter Brosens e Jessica Woodworth: nel 2006 vinsero il Leone del Futuro con Khadak e nel 2012 parteciparono in concorso con La quinta stagione. La coppia belga si segnala come originale e non scontata sia nella scrittura sia nella forma dei propri lavori.

Re Nicola III del Belgio è un’anima solitaria, sospesa nel suo ruolo di re di un piccolo regno nel mare delle democrazie occidentali. Durante una apatica visita di stato a Istanbul, in compagnia di Duncan Lloyd – regista inglese incaricato dall’entourage del re di girare un documentario –, giunge la notizia che la Vallonia ha dichiarato la propria indipendenza dalle Fiandre: nord e sud del Belgio si sono separati, l’Europa trema. Il re deve fare subito ritorno in patria, ma al momento di partire una tempesta solare (degna dei migliori film sugli zombie) colpisce la Terra bloccando le telecomunicazioni e l’aviazione: i servizi di sicurezza turchi respingono con freddezza la proposta del re di partire via terra. Il regista Lloyd, personaggio folcloristico e pieno d’inventiva, organizza allora uno strampalato piano di fuga attraverso i Balcani. La corte si muove quindi nascosta in un coro bulgaro, con tanto di vestiti a fiori, gonne e canti tradizionali. Così ha inizio un road movie comico, a metà tra il filmino di famiglia dell’estate in viaggio e un’epopea da re medievale che, da signore di palazzo, è costretto a tornare a essere il “primo”, il principe-eroe in mezzo alla strada e al popolo.

I due registi non nascondono le critiche all’Europa, descritta come una federazione di stati disgiunti, piena di buchi, debole, senza un capo-guida che la renda forte; il confronto, a tratti umiliante, con la robusta Turchia contemporanea mette in chiaro da subito che senza un’idea, un sogno, un progetto di stato unitario, nessun uomo si sentirà parte dell’Europa di oggi, dove i re sono solo figure di rappresentanza e gli stati sono deboli e in conflitto tra di loro.

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Sull'autore

Simone Agnetti

Simone E. Agnetti, Brescia 1979, è Laureato con una tesi sul Cinema di Famiglia all’Università Cattolica di Brescia, è animatore culturale e organizzatore di eventi, collabora con ANCCI e ACEC, promuove iniziative artistiche, storiche, culturali e cinematografiche.