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LA SCOMPARSA DI MIA MADRE (Beniamino Barrese)
Litigi d'amore sul (non)senso dell'immagine

Ben, giovane filmmaker e fotografo, decide di fare un documentario su sua madre. Ma Benedetta Barbini, già già prima top model italiana lanciata nei Sixties newyorkesi di Avedon e Vreeland, amica e musa di Warhol e Dalì, negli anni 70 convinta femminista e oggi docente e giornalista, è tutt’altro che d’accordo col figlio. Ella infatti, dopo una fulgida carriera totalmente incentrata sulle immagini, ha scelto di scomparire. La modalità del gesto è ancora ignora, ma certamente riguarda il suo ritiro da un mondo fondato sull’effimero a vantaggio di un universo dove a contare è ancora la sostanza profonda dell’Essere, della Vita. 

Perché continuare a fotografare i tramonti senza viverli? “Alla fine sono tutti uguali quando immortalati, ciò che cambia è l’esperienza”. Al netto dell’ovvietà che trasuda da questa verità serve aggiungere una tara pesante: la sentenza arriva da una donna che si è creata e da sempre ha vissuto grazie alle immagini. Ma Benedetta Barzini si è da tempo emancipata dalla prigionia dell’immaginario cine-fotografico rilevandone tutta la sua ambiguità, facilmente mutabile in tossicità politica. Mai avrebbe creduto che a rinchiuderla nuovamente nel malefico obiettivo sarebbe stato il suo ultimogenito Beniamino, frutto della sua carne, la nemesi perfetta. Il documentario La scomparsa di mia madre di Beniamino Barrese nasce in 5 anni di lavoro faticoso perché si origina dal paradosso di una sfida consanguinea, quella tra la ex cover girl di Vogue che a 75 anni aspira solo a sparire dai riflettori, e suo figlio filmmaker, animato dalla voglia di cogliere l’anima privata (e politica) di una mamma straordinaria e contestualmente di riflettere sulle potenzialità del dispositivo audiovisivo, spingendolo su territori di ambiziosi sconfinamenti.   Opera “disobbediente” alle regole del documentario classico eppure così pertinente rispetto al dibattito fra la “sostanza” della realtà e quella della sua rappresentazione immaginaria, impressiona per la chiarezza con cui informa certi aspetti teorici, limpidamente incarnati da Barrese che mai si sottrae a mettere anche se stesso in campo con sua mamma, sia come voce che come corpo, perché la sua è essenzialmente una riflessione sul corpo, nella sua complessa dicotomia di presenza/assenza che – diciamolo francamente – nutre le basi delle più alte speculazioni ontologiche.  Così, mentre Benedetta & Beniamino litigano sulla “teoria”, i loro corpi si scrutano, si inseguono, l’uno si sottrae all’obiettivo dell’altro per poi ritornare a mostrarsi: d’altra parte lei è sempre una mamma, anzi, una madre a tratti dolcissima che accarezza i desideri di un figlio “genuino” (“ho messo al mondo una meraviglia di ingenuità”) eppure caparbio e determinato come lei. “Mamma per favore, posa come facevi negli anni ’60”. Detto fatto, ed ecco una magnifica 75enne vibrare e roteare su se stessa lasciando il tempo sospeso in una Bellezza immutata.

Regia: Beniamino Barrese

Cast: Benedetta Barzini, Beniamino Barrese

Italia 2019

Durata: 96′

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Sull'autore

Anna Maria Pasetti

Anna Maria Pasetti

Milanese, giornalista e critico cinematografico, collabora con Il Fatto Quotidiano, Vivilcinema e altre testate. Laureata in lingue con tesi in Semiotica del cinema all’Università Cattolica ha continuato gli studi in Film Studies al Birkbeck College (University of London). Dal 2013 al 2015 è stata selezionatrice della Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si occupa in particolare di “sguardi al femminile” (seleziona per il concorso del festival Sguardi Altrove) e di cinema & cultura dalla Gran Bretagna.

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