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A TOR BELLA MONACA NON PIOVE MAI (Marco Bocci)
L'anima della periferia

Per cercare di uscire dalla precarietà in cui è costretto e riconquistare l’ex fidanzata, che proprio per questo motivo gli ha preferito una relazione più “affidabile”, Mauro tenta di organizzare un colpo alla Mafia cinese che opera nel quartiere dell’estrema periferia metropolitana in cui vive. Il colpo però presenta delle incognite e Mauro le deve affrontare proprio nel momento in cui la propria famiglia vive una fase complicata: tra il fratello ex criminale che cerca di riconquistare un posto in società e il padre angustiato da un inquilino che non gli paga l’affitto.

 

Trasposizione dell’omonimo romanzo dello stesso regista (pubblicato con De Agostini nel 2016), A Tor bella monaca non piove mai è un film per certi versi esemplare dell’attuale cinema “medio” made in Italy. Non solo perché si presenta come l’ennesimo esordio dietro la macchina da presa da parte di un attore, ma anche perché intercetta e mescola generi al momento molto in voga nella produzione audiovisiva italiana (il periferia-movie con Gomorra, l’heist-movie e il family-drama), perché mostra l’incertezza nel tono da intraprendere nella continua ricerca di un compromesso tra il registro della commedia e quello drammatico, così come per la lunga serie di cliché cui ricorre sia sul piano narrativo che su quello delle scelte linguistiche. Pur non riuscendo a smarcarsi stilisticamente dai modelli cui s’ispira, l’esordio di Marco Bocci non è tuttavia privo d’interesse. Innanzitutto per l’assemblaggio del cast che, soprattutto nella parte al femminile, recupera interpreti poco (e spesso mal) sfruttate seppur dotate di talento e personalità – accanto alla brava co-protagonista Antonia Liskova vanno infatti citate anche Lorenza Guerrieri e Fulvia Lorenzetti in ruoli minori ma comunque significativi. In secondo luogo perché tali scelte portano a una generale intonazione del coro attoriale, dal quale poi emergono alcune performance (Liskova e Sartoretti su tutti) che riescono a dare tridimensionalità allo script. Infine perché quello di Bocci, al di là delle convenzioni linguistiche dalle quali rimane parzialmente imprigionato, è uno sguardo sincero e appassionato. Uno sguardo capace di tradurre dall’interno le pulsioni e le contraddizioni di uno spazio (le “torri” di Tor Bella Monaca, sorta di contraltare romano delle celebratissime “Vele” di Scampia) senza mai perderne di vista l’aspetto vitale che si contrappone alla mortifera pulsione di cui è pervaso. Al punto che, se è vero che il quartiere alla periferia Est di Roma è ormai una delle locations più frequentate dal cinema italiano contemporaneo, è altrettanto vero che forse nessuno finora si era spinto a raccontarne l’anima così in profondità.

 

Regia Marco Bocci

Con Libero De Rienzo (Mauro), Andrea Sartoretti (Romolo), Antonia Liskova (Samantha), Giorgio Colangeli (Guglielmo), Lorenza Guerrieri (Maria)

Italia 2019

Durata 89’

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Sull'autore

Francesco Crispino

Francesco Crispino

Francesco Crispino è docente di cinema, film-maker e scrittore. Tra le sue opere i documentari Linee d'ombra (2007) e Quadri espansi (2013), il saggio Alle origini di Gomorra (2010) e il romanzo La peggio gioventù (2016).

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