Schede Teatro

ABRAM E ISAC
Sacra rappresentazione in cartoon

Sacrificio Isacco

In continua oscillazione tra tradizione e ricerca, il lavoro dei Sacchi di Sabbia dedicato al sacrificio di Isacco (tra i vincitori de I Teatri del Sacro 2011) è approdato a un linguaggio che risente della commistione tra le arti visive, la danza e la musica. Nel caso di Abram e Isac un metronomo scandisce il tempo, eterno, del racconto Biblico, e svela una storia per immagini e suoni evocati.

La storia di Abramo e Isacco ci viene presentata attraverso pop-up infantili, figure di carta, disegni intagliati su pagine di quaderno. Lo spettatore è invitato a seguire il cammino di padre e figlio, accompagnato da una voce che ne racconta la storia, ma attratto dalle immagini e dai suoi della natura ricreati dalle tre attrici, che sedute ad un tavolo sostengono il ritmo del metronomo con movimenti rituali e ripetitivi, ipnotizzando lo spettatore. Un breve momento di incanto, che chiude la sua parabola con un canto corale.

Scenografia minimalista: un tavolo, dei quaderni che vengono continuamente spostati a ritmo di metronomo, le tre donne. L’attenzione si concentra su di loro, così altere e distanti, e sulla storia che ci vanno a raccontare in questo modo nuovo e innovativo, ricreando un’atmosfera intensamente spirituale.

Arianna Benvenuti, Giulia Gallo, Giulia Solano sono le eleganti interpreti di questa messa in scena, più che interpreti potremmo quasi dire “tramiti”: è attraverso di loro che le immagini si rivelano e compongono, e attraverso i loro corpi neutri e sguardi impenetrabili si presenta l’alterità del racconto Biblico, la distanza e l’assolutezza del sacrificio sventato.

 

ABRAM E ISAC

Lo spettacolo è una rilettura della Rappresentazione di Abramo ed Isac, scritta nel 1440 dal fiorentino Feo Belcari.
Accogliendo l’oxymoron tra testo antico e un con-testo contemporaneo, l’episodio biblico del sacrificio di Isacco diviene qui il pretesto per una riflessione sull’enigma della comunicazione tra Abramo e Dio, in una dimensione scenica al tempo stesso materica e metafisica, dove la ritualità  della “sacra rappresentazione” si colora di nuove impalpabili suggestioni.
Ad accompagnare la dizione del testo, i materiali più disparati: dalle sonorità  contemporanee, alle immagini cartonate ispirate alle maschere di Saul Steinberg. Segni contemporanei e segni arcaici si fondono in una dimensione performativa sospesa, al tempo stesso ironica e sacra.
L’elemento ironico – che contrasta fortemente con la drammaticità  dell’episodio biblico – costituisce la quintessenza del progetto.

(dal sito della compagnia www.sacchidisabbia.com)

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Sull'autore

Francesca Pasino