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ALICE NELLA CITTA’ 2019
Tra infanzie alla prova e gioventù sfidate dalla precarietà

Si accendono i riflettori su infanzie alla prova e gioventù sfidate dalla precarietà dei tempi ad “Alice nella città”, sezione della Festa del cinema di Roma dedicata alle produzioni per ragazzi. La prima parte del ricco programma (che comprende oltre ai film in concorso e fuori concorso, anche corti e serie tv) delinea un immaginario afferente sia a temi universali vissuti dagli adolescenti (primi amori, contrasti con i genitori, accettazione del gruppo), sia a dinamiche specifiche della contemporaneità, come il dialogo interculturale, il fondamentalismo in risposta ad un crescente disorientamento valoriale, e anche lo sport, nelle sue varie accezioni, da risorsa sociale a via di fuga dalla realtà.

Particolarmente significativo come proposta per le Sale della comunità è il documentario “This is not cricket” di Jacopo De Bertoldi (prodotto da Mir e Rai cinema) sul gioco come veicolo di integrazione.  La storia è quella di Fernardo, italianissimo con zia nostalgica fascista, e Shince, indiano immigrato nel Belpaese con la famiglia all’età di 12 anni, che si conoscono ai tornei di cricket in un campo improvvisato alla periferia di Roma. La macchina da presa segue la loro vita per otto anni, scandagliando le pieghe di un’amicizia profonda, fondata sul rispetto per la diversità e l’amore per quell’umanità che li rende uguali, con le stesse passioni per lo sport e la stessa paura di crescere. L’etica neorealista del pedinamento che li segue a casa, a scuola, alle feste, si sposa con un’estetica moderna, da serie televisiva, rendendo il film accattivante per ogni tipo di pubblico.

Altri due titoli italiani traggono invece ispirazione dal mondo del calcio, il biopic su Gabriel Batistuta “El nùmero nueve” di Pablo Benedetti e “La volta buona” di Vincenzo Marra sul rapporto tra un procuratore fallito (Massimo Ghini) e un giovane talento reclutato nelle favelas uruguaiane. E se c’è chi trova riparo dalla crisi dei valori nelle regole sportive, c’è chi si rifugia nei precetti religiosi, come i genitori di “Buio” di Emanuela Rossi e di “The dazzled” di Sarah Suco, che però cadono vittime del fondamentalismo, segregando i figli pur di proteggerli da un mondo considerato corrotto e pericoloso. Una dimensione accogliente del cristianesimo è invece quella di “Maternal” di Maura Delpero, che mette insieme madri minorenni e giovani suore in una casa di accoglienza in Argentina, per regalare suggestioni spirituali sul senso della maternità e modi, forse solo apparentemente lontani, di vivere la femminilità.

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Sull'autore

Elena Grassi

Elena Grassi

Laureata in Scienze delle comunicazione all’Università di Trieste, ha conseguito il master in Educazione audiovisiva e multimediale e il Dottorato di Ricerca in Scienze Pedagogiche all’Università di Padova. Giornalista e critico cinematografico, lavora da educatore audiovisivo per enti pubblici e privati ed è consulente per l’Acec del progetto Junior Cinema.

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