Schede Teatro

COLLOQUI CON LA CATTIVA DEA
Piccole storie dalla Grande Guerra

elena bucci cattiva dea

Una forma antica di confidenza, dal sapore ottocentesco, quello delle lettere scritte e delle pagine di diario è ciò che serve da fil rouge nella narrazione che prende corpo e anima con lo spettacolo Colloqui con la cattiva dea.

Così sembrano antichi lo stupore e lo sgomento ingenuo della protagonista davanti agli orrori della guerra, che doveva essere breve e senza vittime, grazie ai nuovi ritrovati della scienza e della tecnica, e che invece le si fanno sempre più vicini, assediandola nel piccolo e ovattato mondo di provincia in pensava di essere al sicuro.

In quelle righe scritte a mano dalla protagonista, testimonianza forte e pudica di un femminile sospeso tra tradizione e modernità,  Elena Bucci trova – e consegna con la propria energica interpretazione allo spettatore – le lacrime dei lutti vicini, la lontananza del marito che le scrive, sempre più annichilito, dal fronte raccontandole le privazioni della vita da soldati, i feriti che incontra per strada, le preoccupazioni condivise nella corrispondenza con la sorella e quelle che la accomunano a molte altre donne, pure così diverse per estrazione sociale e culturale.

E ancora, la vita in trincea – che ora c’è e ora viene cancellata dallo scoppio improvviso di una granata, la vicinanza con il nemico – di cui impari a riconoscere la voce e l’odore e con cui condividi i tempi della festa, come a Natale, la voglia di sigarette – da barattare con il cibo,  la passione per la musica, la nostalgia di casa…

E poi ci sono le parole masticate ciascuno nel proprio dialetto, l’attesa delle lettere di madri, mogli, sorelle, la dettatura delle risposte in un italiano ancora da diventare lingua comune, la paura di morire…

C’è tutto questo nei Colloqui con la cattiva dea, cui – accompagnata dalla musica irruenta di una fisarmonica – Elena Bucci dà corpo e voce, dama vestita a lutto che attraversa la scena e percorre la storia, avanti e indietro, seguendo le tracce delle mille vite che alle lettere hanno consegnato ricordo, speranze, timori, dubbi e pensieri.

 

La Cattiva Dea

Abbiamo imparato dalla storia quanto sia difficile, in momenti di grandi mutazioni dove si fondono energie confuse, paura, speranza, grande vitalità o grande depressione, dare ascolto alle voci più profonde e generose che fanno appello a quanto di misteriosamente simile e autentico riconosciamo uno nell’altro per dare invece credito alle modulazioni – sussurri e grida! – della cattiva dea che divide, scorda, distrugge.
Cosa sia la cattiva dea non so, ma la vedo, la sento, la percepisco e la incontro ogni volta che metto in scena questo lavoro.

Così accadde nei primi anni del secolo scorso fino ad arrivare alla febbre dell’agosto 1914, del maggio ‘radioso’ del 1915. Si usciva dalla dolcezza tollerante della Belle Epoque, si sognava un mondo rinnovato e pieno di energia, le donne lottavano per avere diritti e voto, per garantire assistenza e salute a tutti, le grandi masse si erano riconosciute ed organizzate per ottenere voce e peso politico, si assaggiava il progresso in forme mai conosciute prima. Eleonora Duse inaugurava la sua libreria per le donne e sembrava a molti, artisti e non, di avere tra le mani gli strumenti per cambiare il mondo.
A dare risposta alle molte domande e inquietudini che accompagnano le grandi trasformazioni, arrivò la guerra.
Le visioni e le speranze cambiano di segno.

Scrive Mario Isnenghi: ‘se è vero che nessuno…voleva veramente la guerra, è altrettanto vero che nessuno era disposto a credere…alla pace nei rapporti internazionali come nei rapporti sociali. Così, alla prima occasione, la guerra finì per scoppiare davvero.’

(dal sito della compagnia www.lebellebandiere.it)

 

COLLOQUI CON LA CATTIVA DEA
una drammaturgia in musica
di e con Elena Bucci
musiche originali dal vivo alla fisarmonica di Simone Zanchini
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Sull'autore

Tiziana Vox

Operatrice culturale, dal 2009 collabora con l’Acec, seguendone il sito internet, l’attività editoriale e i progetti. Dallo stesso anno è responsabile della segreteria organizzativa Federgat, per cui cura anche la realizzazione del progetto I Teatri del Sacro.