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La fiction sulle tracce di Dio
Fenomenologia di serie e film di successo a tema religioso

Affrontare il tema della presenza di Dio e più in generale dell’utilizzo di elementi dell’immaginario religioso per fini narrativi nelle fiction e nel cinema contemporaneo è un’operazione molto complessa che richiede di considerare alcuni punti fondamentali, così da evitare facili fraintendimenti o analisi superficiali.

La terra “sconsacrata” dei prodotti culturali
Una certa critica, soprattutto in ambito teologico-ecclesiale, guardando a questo genere di prodotti, vede nella ripresa di temi e motivi del mondo religiosi l’espressione di una nostalgia di fondo che permeerebbe la cultura contemporanea. Questa ci sembra però una lettura molto parziale. Il motivo per cui molto spesso serie televisive e film (e come loro anche tanta letteratura contemporanea) utilizzano con disinvoltura questo linguaggio è che dopo il cristianesimo, che ha condizionato in maniera radicale tutto l’immaginario occidentale e non solo, non è più possibile dire certe cose se non nel linguaggio con cui il cristianesimo ci ha insegnato a leggerle. Esperienze come morte, amore, sofferenza, sacrificio, sono diventate inscindibili dal condizionamento che la visione cristiana del mondo e della storia ci ha trasmesso. Con molta efficacia il giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri descriveva i prodotti dell’industria culturale (film, romanzi, videogiochi…) come una “terra sconsacrata”, luogo che pur non appartenendo più direttamente al sacro continua però a portarne memoria.

La profondità antropologica e culturale
Se si esclude la fiction propriamente religiosa, il resto della produzione audiovisiva che richiama in maniera più o meno esplicita questi temi è indubbiamente caratterizzato da elementi di grande profondità antropologica e spirituale. Per citare alcuni casi eclatanti si potrebbero prendere, nel caso delle serie tv ad esempio, opere come Six Feet Under o la monumentale Mad Men (disponibile interamente su Netflix). Quest’ultima serie vuole essere una critica al desiderio di morte intrinseco nella società del consumo, rileggendo il tema del desiderio da Sant’Agostino a Freud: un risultato decisamente sorprendente per un prodotto televisivo che segue le vicende di uno studio pubblicitario degli anni sessanta in America, risultato che non ha avuto uguali nel panorama televisivo degli ultimi anni.

Le produzioni italiane
Se è vero che gli americani hanno scritto le regole della nuova serialità televisiva impostasi a partire dagli anni 2000, in una sorta di continuità ormai indistinguibile dal mercato cinematografico, bisogna però considerare che la diffusione di piattaforme streaming ha dato la possibilità anche a produzioni europee di sviluppare serie e film che solo cinque anni fa non erano lontanamente pensabili né dal punto di vista tecnico né narrativo. Si veda ad esempio il grande successo della serie tedesca Dark che, facendo tesoro della lezione di Lost, ci propone una storia avvincente sulla natura del tempo e la volontà di Dio. Anche l’Italia ha fatto sentire la sua voce nell’ambito delle serie coltem e anche se le critiche non sono state tutte benevole – cosa peraltro prevedibile in un paese dominato dalla fiction religiosa, troppo limitatamente agiografica e moralista. Ad esempio la serie Il miracolo di Nicolò Ammaniti, prodotta da Sky Atlantic, si conferma come un esempio per produzioni italiane che intendano seguire la sua strada. Volendo fare un paragone con serie come The Young Pope e il suo seguito The New Pope, quello di Ammaniti è un prodotto molto diverso: laddove l‘opera di Sorrentino gioca sull’estremismo estetico del mondo ecclesiale, il lavoro di Ammaniti, pur strizzando l’occhio ad un pubblico avverso al mondo ecclesiale, è capace di restituire in maniera autentica il tormento spirituale dei suoi personaggi e anche una visione critica e allo stesso tempo costruttiva della fede. Rimanendo in Italia è il caso di menzionare anche il film di Giulio Base Bar Giuseppe (che in ebraico significa figlio di Giuseppe), disponibile su Raiplay, che rilegge la storia della natività e ne fa una chiave di lettura del nostro tempo e del nostro paese diviso, tra convenzioni sociali escludenti e la paura del cambiamento.

La figura del sacerdote
Anche la figura del sacerdote ha conosciuto trasposizioni interessanti molto diverse da quelle che la fiction religiosa ci ha abituati a vedere. In Preacher, serie AMC disponibile su Amazon Prime, seguiamo le vicende del predicatore Jesse Custer e del suo gruppo di improbabili aiutanti alla ricerca di Dio; il quale, deluso dal comportamento degli uomini, ha deciso di abbandonare il suo trono gettando così il mondo nel caos. Più moderato e realistico è invece l’inglese Broken, serie prodotta da BBC One e disponibile su Netflix, in cui un prete di periferia (interpretato da Sean Bean) è alle prese con tormenti personali e i problemi molto concreti della sua comunità.

La vita oltre la morte
Un’altra area ampiamente esplorata e che coinvolge l’immaginario religioso ma anche aspetti più strettamente antropologici è il tema della vita dopo la morte. In questo senso la fantascienza la fa certamente da padrone, imponendosi con prodotti intelligenti e di qualità. Tra questi è bene citare serie come The OA, Black Mirror, Altered Carbon, ma anche il recente Upload, disponibile su Amazon Prime: una commedia in cui ci viene presentato un futuro in cui sarà possibile – per chi se lo può permettere – caricare (tramite un upload, appunto) la propria coscienza in lussuosi resort in cui vivere per sempre.

In ultima battuta è doveroso parlare del film che nel 2019 ha segnato il più alto incasso nella storia del cinema: Avenger’s Endgame, pellicola conclusiva del ciclo di supereroi Marvel che rappresenta anche il più riuscito esperimento di serializzazione cinematografica. Pur essendo un film mainstream, Avengers e molti dei film facenti parti dello stesso universo rappresentano forse uno degli esempi più brillanti di critica al potere paternalistico, alla figura del padre visto come Dio creatore ma anche padrone e tiranno. Una visione che varrà la pena studiare e approfondire negli anni a venire per comprendere meglio non solo le derive della cultura d’oltreoceano, ma anche l’intera storia del pensiero occidentale e come un certo tipo di visione teologica abbia giocato un ruolo fondamentale nel creare crisi e contraddizioni attuali della nostra società.

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Andrea Franzoni